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Il bello della scienza

La sezione aurea
14/7/2022
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Uno dei problemi più dibattuti nell’ambito delle arti figurative è se esista una base oggettiva per l’esperienza della bellezza o se il senso estetico di ciascuno si basi su valutazioni puramente soggettive.

Grazie all’utilizzo di tecniche moderne di neuroimaging quali la Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI), è stato possibile osservare quali sono le aree del cervello che si attivano durante l’esperienza estetica.

Nell’esperimento pubblicato nella ricerca “The Golden Beauty: Brain Response to Classical and Reinassance Sculptures”, 2007, PLoS ONE, condotto da Cinzia Di Dio, Emiliano Macaluso e Giacomo Rizzolati, sono stati mostrati a degli spettatori con poca familiarità con il mondo dell’arte, due serie di stimoli: uno composto da immagini di sculture originali (capolavori della scultura classica e rinascimentale); e da versioni modificate (attraverso l’uso di un algoritmo) delle stesse opere.

Gli stimoli sono stati presentati in tre condizioni sperimentali distinte: osservazione, giudizio estetico e giudizio di proporzione. Nella prima condizione, è stato chiesto ai partecipanti di osservare le immagini con lo stesso stato mentale che avrebbero avuto se fossero stati in un museo. Nelle altre due, di fornire un giudizio estetico o di proporzione. Il setting mirava a catturare l’attività naturale del cervello all’osservazione delle opere d’arte e di determinare le aree attive durante l’espressione esplicita di un giudizio.

Cosa accade, quindi, nel cervello quando una persona osserva delle sculture, indipendentemente dalla condizione sperimentale e dalle modifiche apportate alla proporzione?

I risultati sebbene non esaustivi, sono stai sorprendenti:

“Il senso estetico sarebbe mediato da due processi non reciprocamente esclusivi: il bello oggettivo che è caratterizzato dall’attivazione congiunta di alcune aree corticali e dell’insula, le stesse che mediano i fenomeni empatici positivi e il bello soggettivo che coinvolge, invece, l’amigdala, ovvero l’area che codifica l’aspetto emozionale delle esperienze personali.” (Di Dio et al., 2007)

È più corretto parlare di bello oggettivo-e-soggettivo, dunque, perché se da un lato è vero che la bellezza è una questione di piacevolezza soggettiva legata al vissuto personale e al substrato culturale di ognuno di noi, dall’altro, le evidenze scientifiche dimostrano che l’esperienza estetica può anche essere universale perché in grado di attivare in tutti gli osservatori le stesse aree del sistema nervoso centrale, in particolar modo quelle corticali e dell’insula.


Dovremmo quindi rivedere il detto popolare secondo cui “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace” e dire che “è bello ciò che è bello, ma anche ciò che piace”.

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Antonio Sorrentino

Architetto, dottorando presso l'Università Sapienza e tutor allo IUAV e al Politecnico di Torino. Mi occupo prevalentemente delle relazioni interdisciplinari tra neuroscienze e architettura.  Sono da sempre innamorato della città di Roma, tanto da aver deciso di diventare guida turistica e condividere con gli altri questa grande passione. Il mio motto è "Scegli di essere e di fare ciò che ti piace e non avrai mai bisogno di fingere né di lavorare". 

July 14, 2022
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In questi tempi bisogna aver coraggio per andare avanti, perché siamo solo all'inizio. E l'allegria è il modo in cui lo facciamo.