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Nuovo Centro di Produzione RAI

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11/3/2026
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FFM – Edificio Polifunzionale di via Gattamelata a Milano

Struttura polifunzionale nel cuore di FieramilanoCity, il progetto di Lombardini22 per il nuovo Centro di Produzione Rai integra le funzioni direzionali e produttive della prima impresa culturale italiana in un organismo avanzato: tra rappresentatività e tecnologia, sostenibilità e qualità architettonica e urbana, è un nuovo tassello nella trasformazione dello storico quartiere fieristico milanese che concorre a costruire nuove relazioni tra impresa, produzione culturale e città.

Il progetto di riqualificazione dell’area Mi.Co Nord del Polo Urbano FieramilanoCity rappresenta l’ultimo tassello della trasformazione dello storico quartiere fieristico milanese, dopo le grandi operazioni urbane di CityLife e Portello e i nuovi sviluppi di Viale Scarampo. In un contesto fortemente ridisegnato negli ultimi vent’anni, l’obiettivo di Fondazione Fiera Milano era quello di ricomporre un ambito ancora segnato dall'impianto chiuso e introverso del polo fieristico precedente in un sistema connettivo finalmente aperto e attraversabile, superando definitivamente la logica del “recinto” che ha caratterizzato questo brano di città nel disegno urbanistico milanese. Si tratta, dunque, di reinterpretare una parte di città come sistema organico capace di istituire un dialogo strutturale con il tessuto urbano circostante, attraverso un masterplan dalla regia unitaria che accolga funzioni di interesse pubblico e generale.

Elemento centrale del progetto è la ridefinizione del fronte lungo via Gattamelata e l’insediamento di un nuovo edificio polifunzionale strategicamente destinato a una funzione d’eccellenza: il nuovo Centro di Produzione RAI. In un margine storicamente caratterizzato dalla lunga facciata compatta dell’ex Padiglione dell’Agricoltura di Ignazio Gardella (1957-1961) e in generale da un perimetro "muto" – sia su via Gattamelata che su via Colleoni – chiuso e impermeabile a qualunque dialogo urbano, lo sviluppo è stato anticipato da un masterplan che ha sondato diverse alternative per la collocazione del nuovo immobile, oltre che per altre potenziali funzioni urbane di interesse generale. Questa riconfigurazione urbana ha altresì permesso di liberare l’area del Mi.Co Nord dalla sua funzione congressuale, consolidandola nella struttura integrata lungo viale Scarampo e riconnettendo così anche il primo padiglione verso il Portello, che negli ultimi anni era rimasto vuoto dopo l’uso emergenziale in periodo Covid.

La RAI, la Fiera e Milano

Da sempre la RAI ha rappresentato un presidio culturale e produttivo profondamente legato all’identità di Milano, sua città di nascita, dove nel 1954 si avviarono le prime trasmissioni televisive nella sede storica di Corso Sempione progettata da Gio Ponti. Ma la RAI ha sempre avuto un profondo rapporto anche con la Fiera, e proprio con via Gattamelata, “dove, curiosamente, si trovava il primissimo insediamento della RAI milanese”.  In questo quadro, l’insediamento del nuovo Centro di Produzione RAI all’interno del masterplan di rigenerazione del Polo FieramilanoCity è come un ritorno a casa, e permetterà alla RAI non solo di consolidarsi in un quadrante urbano che appartiene alla sua storia ma anche di rinnovare la propria centralità culturale, tecnologica e istituzionale in un’infrastruttura ad alte prestazioni, progettata per ospitare grandi funzioni urbane, che potrà essere alimentata da quel “motore” di produzione e diffusione di valore pubblico, fisico e simbolico, che caratterizza la RAI come prima impresa culturale in Italia.

L’edificio

Il valore pubblico dell’istituzione trova riscontro nelle scelte architettoniche che hanno dato forma all’edificio. Il nuovo Centro di Produzione RAI rappresenta l’elemento architettonico e funzionale cardine nel più ampio masterplan di riqualificazione dell’area.

Progettato da Lombardini22, l’edificio è composto da due elementi principali: su via Gattamelata il blocco direzionale è una struttura trasparente, accogliente e permeabile, che mette in dialogo programmazione culturale e spazio urbano, rappresentazione e operatività; dietro di esso, lungo via Colleoni, il blocco "produttivo" è studiato per ospitare grandi funzioni in una struttura compatta, tecnologica e flessibile, predisposta per essere integrata dalle attività di produzione che la RAI vorrà insediare al suo interno. Nel suo insieme, il nuovo complesso inaugura un fronte dinamico e differenziato, che si apre al contesto e si inserisce organicamente nella rete pedonale e verde destinata a connettere CityLife, Portello e il Mi.Co, rendendo visibili anche le attività, i flussi e la vitalità di un’azienda pubblica che riorganizza la sua presenza in città.

Una struttura polifunzionale

L’obiettivo di RAI era quello di riunire le sue diverse sedi, attualmente distribuite tra Corso Sempione e via Mecenate, in un unico grande hub innovativo e tecnologicamente avanzato. La ricerca di un nuovo indirizzo per gli studios produttivi si è poi evoluta analizzando il masterplan che si stava predisponendo con Fondazione Fiera e che prevedeva un edificio polifunzionale capace di integrare funzioni direzionali e produttive, tipiche della tradizione di Fiera. L’edificio è dunque costituito da due componenti principali: una stecca direzionale di sette livelli fuori terra lungo l’asse di via Gattamelata, e una seconda componente polifunzionale retrostante, destinata alla produzione, che si sviluppa su quattro livelli fuori terra e un livello interrato. Tra i due elementi, un volume di transizione gestisce i collegamenti orizzontali tra le funzioni e garantisce, grazie a patii/chiostrine, l’illuminazione e l’areazione naturale agli ambienti che vi si affacciano.

Un nuovo landmark orizzontale

La stecca direzionale è impostata su una geometria rettilinea che conferma, ridefinendola, la vocazione orizzontale del fronte storico. La composizione di facciata alterna la trasparenza di un curtain-wall vetrato con la materialità di profondi sporti lignei aggettanti, come marcapiano lineari e continui che dichiarano la struttura in legno dell’edificio, mentre un bow‑window centrale a tutta altezza marca l’ingresso principale caratterizzato da una pensilina appesa. Nel suo insieme, la struttura assume il valore di un landmark orizzontale.

Il piano terra riveste un ruolo strategico nella relazione tra edificio e città. La sostituzione della stecca storica ha permesso di arretrare i primi due piani rispetto al vecchio filo stradale, liberando spazio per un grande portico continuo a doppia altezza: un dispositivo urbano che amplia la sezione pedonale e trasforma via Gattamelata in un vivibile boulevard alberato, attivo e attraversabile, su cui affacciano gli atri e le funzioni collettive interne in una trasparente permeabilità reciproca. Il portico è sostenuto da pilastri a V in acciaio e legno che richiamano la caratteristica strutturale dei piani superiori, e costituiscono uno scarto linguistico che dinamizza plasticamente questa importante parte dell’edificio.

Due fronti, due linguaggi

Il progetto introduce una differenziazione tra i fronti dell’edificio, coerente con il ruolo e le funzioni delle due parti del complesso. Se su via Gattamelata prevale un linguaggio rappresentativo concepito come nuova immagine pubblica del centro di produzione, su via Colleoni il registro cambia e diventa più “tecnico”, anche per dialogare con il carattere più eterogeneo del contesto. Qui la facciata è una composizione architettonica a “ballatoi”, con setti e schermature che permettono di attenuare le masse dei grandi volumi ciechi delle sale polifunzionali. È una trama più densa, ma alleggerita da antistanti telai in scatolari di alluminio che filtrano le superfici piene della facciata, incorniciando anche qui episodi speciali: come un ampio finestrone vetrato, potenzialmente corrispondente al futuro studio delle News, che diventa un grande “occhio” affacciato sulla città, permettendo uno sguardo reciproco tra passanti e attività produttive interne. Con questa articolazione formale il progetto dà corpo a una “fabbrica” della comunicazione e della produzione immateriale che, pur nelle differenze tra i due fronti, mantiene un carattere del tutto urbano.

Spazi, funzioni e layout interni

L’edificio per uffici su via Gattamelata ha forma rettangolare di circa 140 mt di lunghezza per 20 mt di profondità, con un’altezza di circa 28 mt e interpiano di 4 mt, ed è dotato di 4 nuclei strutturali in calcestruzzo disposti longitudinalmente in maniera omogenea e simmetrica.

Gli ingressi al piano terra sono regolarmente distribuiti per governare differenti tipologie di flusso all’interno dell’edificio: l’ingresso principale, collocato al centro della facciata, rimarca la simmetria dell’impianto; due ingressi laterali, con diverse vocazioni in funzione del contesto, possono dividersi i flussi d’accoglienza dei visitatori a sudest, verso CityLife e la stazione della metropolitana, e quelli riservati agli operatori e al personale tecnico (sul lato opposto a nordovest).

A livello di piano tipo, un efficiente rapporto tra nuclei, circolazione e spazio occupabile permette una forte flessibilità dei layout interni, con distribuzioni di uffici singoli direzionali, sale meeting, spazi di supporto e postazioni in open space facilmente modificabili, senza necessità di interventi invasivi. I potenziali uffici chiusi e i supporti sono comunque previsti lungo la fascia centrale e il lato interno dell’edificio, verso la struttura polifunzionale, lasciando così libero l’affaccio su via Gattamelata (a parte una quota di uffici a vocazione dirigenziale dove vista ed esposizione di qualità sono privilegiate), mentre la zona mediana di ogni livello rimane sempre libera su tutta la profondità per posizionare strategicamente potenziali “hub di piano”. Le partizioni verticali sono progettate per il massimo comfort acustico e il più conveniente equilibrio tra visibilità e privacy, mentre tutte le strutture in legno sono lasciate a vista per favorire un’atmosfera calda e armoniosa all’interno degli ambienti di lavoro.

L’edificio polifunzionale retrostante satura quasi completamente il lotto in profondità e include, al livello interrato, un grande parcheggio che ospita in modo efficiente sia le auto sia i mezzi di produzione. L’edificio è essenzialmente impostato sulle esigenze tecnico-produttive del nuovo centro e fondato sul layout del piano terra, dove le diverse funzioni sono posizionate in sequenza separando il più possibile i flussi produttivi da quelli dei potenziali utenti esterni. Qui trovano posto 6 grandi sale di dimensioni variabili tra 300 m² e 1500 m², con altezza netta interna di 12,50 mt., servite da ampi corridoi disposti a pettine. Altri spazi di grande dimensione sono collocati al quarto piano, oltre a locali di supporto alle sale e a una zona tecnica e impiantistica, sviluppati intorno a una grande terrazza praticabile centrale. Questo livello è anche quello che offre le maggiori interconnessioni tra l’edificio per uffici e le attività di produzione.

Complessivamente, i due edifici formano un nuovo polo direzionale e produttivo di circa 65.000 metri quadri di superficie totale.

Un contenitore tecnologico ad alte prestazioni

Dal punto di vista tecnico, il Centro di Produzione RAI è stato progettato per rispondere a requisiti prestazionali, funzionali e impiantistici particolarmente stringenti, dovuti alle specificità delle tecnologie radiotelevisive e dalla volontà dell’azienda di consolidarsi in una sede che sia tra le più affidabili e innovative d’Europa per la produzione televisiva e radiofonica. Le strutture e l’involucro edilizio si collocano così al crocevia tra esigenze di flessibilità interna, qualità ambientale, controllo energetico e rappresentatività urbana.

Le strutture: flessibilità, resistenza e sostenibilità

L’organismo edilizio del blocco polifunzionale è impostato su una maglia strutturale regolare che consente ampi spazi privi di pilastri intermedi, essenziali per la riconfigurabilità degli ambienti interni e la gestione dei grandi volumi degli studios. La struttura portante è in acciaio con solette in lamiera e c.a. (calcestruzzo armato). Le travi reticolari sono in grado di assicurare, anche con importanti luci libere, elevate capacità portanti e controllo delle vibrazioni. Gli spazi della struttura interrata, su cui il blocco polifunzionale si fonda, sono in c.a. e sono destinati a parcheggio.

I vantaggi del legno

Le strutture della stecca a uffici su via Gattamelata sono caratterizzate da una soluzione tecnologica basata sulla sostenibilità del legno lamellare e X-lam, che rappresenta una valida ed efficace scelta strategica verso la neutralità del carbonio. Dal secondo piano fino alla copertura, il legno contraddistingue l’immagine dell’edificio e contribuisce al suo forte impatto architettonico, oltre che al benessere degli utenti.

Per Lombardini22 si tratta anche di un consolidamento di esperienze progettuali precedenti – qui messe a frutto e migliorate sia in termini tecnologici di prefabbricazione sia di tempistiche di cantiere, oltre che nel rapporto con impianti a vista, nelle prestazioni acustiche e negli accostamenti di materiali diversi – e di una chiara direzione verso un approccio sempre più sostenibile alla definizione dell’ambiente costruito.

L’involucro: un sistema prestazionale avanzato

L’involucro è pensato come un sistema prestazionale avanzato, con facciate a taglio termico, vetri selettivi e ante di ventilazione integrata, profondi sporti lignei che migliorano l’ombreggiamento passivo, pareti ventilate che ottimizzano la durabilità e il controllo termico, coperture verdi predisposte per l’impianto di pannelli fotovoltaici.

Il verde pensile

Inserito a pieno titolo tra gli strumenti di mitigazione e compensazione ambientale, il verde pensile limita gli afflussi ai sistemi di drenaggio grazie alla ritenzione e la detenzione delle acque meteoriche, contiene l’aumento delle temperature e abbatte il ricircolo delle polveri inquinanti, e inoltre mitiga l’inquinamento acustico poiché riduce la riflessione del suono all’esterno e la sua diffusione all’interno.

Gli impianti integrati per la massima efficienza

Lombardini22 si è occupata della progettazione integrata del sistema energetico dell’edificio complesso che mette a sistema teleriscaldamento, assorbitori e pompe di calore per la massima flessibilità nella gestione energetica di un immobile con importanti richieste funzionali e di contemporaneità di utilizzo, puntando all’ottimizzazione dei consumi. Le differenti produzioni distribuiscono i fluidi attraverso un circuito ad anello che serve le diverse unità interne, sia nel blocco direzionale a uffici, sia nel blocco polifunzionale.

Dal punto di vista elettrico, particolarmente importanti sono le richieste funzionali di continuità, soprattutto della struttura polifunzionale. Per rispondere a tali necessità, i sistemi di trasformazione e distribuzione elettrica sono duplicati, una ridondanza impiantistica che permette di evitare interruzioni e garantisce continuità e sicurezza.

Il sistema è infine completato da un campo fotovoltaico in copertura di circa 4.500 mq di superficie (650 kWp), distribuito sulle due ali laterali della struttura polifunzionale con tetti verdi architettonicamente integrati nell’edificio, che permette di bilanciare parte dei consumi.

Un’infrastruttura per la città contemporanea

Il Centro di Produzione RAI si afferma come un’architettura capace di coniugare identità istituzionale, efficienza tecnica e apertura urbana. La sua immagine essenziale e materica, l’organizzazione funzionale e l’involucro ad alte prestazioni ne fanno un tassello strategico nella ridefinizione del distretto fieristico. Un edificio che non solo ospita contenuti tecnologici complessi, ma costruisce una nuova relazione tra produzione culturale e spazio pubblico: Il risultato è un edificio che diventa soglia, cerniera e dispositivo urbano allo stesso tempo.

DI OGNUNO

Dal progetto DI OGNUNO (scopri di più sulla Reception di Ognuno), nato da un’iniziativa di HospitalityRiva in collaborazione con Lombardini22 con Village for all - V4A® Ospitalità Accessibile, nasce un documento digitale che accompagna in un viaggio nel mondo dell’ospitalità accessibile e della progettazione universale nel settore dell’accoglienza, alla ricerca di risposte e soluzioni per la creazione di spazi e servizi che rispondano alle esigenze DI OGNUNO.

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Redazione
March 11, 2026
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Nuovo Centro di Produzione RAI

FFM – Edificio Polifunzionale di via Gattamelata a Milano

Struttura polifunzionale nel cuore di FieramilanoCity, il progetto di Lombardini22 per il nuovo Centro di Produzione Rai integra le funzioni direzionali e produttive della prima impresa culturale italiana in un organismo avanzato: tra rappresentatività e tecnologia, sostenibilità e qualità architettonica e urbana, è un nuovo tassello nella trasformazione dello storico quartiere fieristico milanese che concorre a costruire nuove relazioni tra impresa, produzione culturale e città.

Il progetto di riqualificazione dell’area Mi.Co Nord del Polo Urbano FieramilanoCity rappresenta l’ultimo tassello della trasformazione dello storico quartiere fieristico milanese, dopo le grandi operazioni urbane di CityLife e Portello e i nuovi sviluppi di Viale Scarampo. In un contesto fortemente ridisegnato negli ultimi vent’anni, l’obiettivo di Fondazione Fiera Milano era quello di ricomporre un ambito ancora segnato dall'impianto chiuso e introverso del polo fieristico precedente in un sistema connettivo finalmente aperto e attraversabile, superando definitivamente la logica del “recinto” che ha caratterizzato questo brano di città nel disegno urbanistico milanese. Si tratta, dunque, di reinterpretare una parte di città come sistema organico capace di istituire un dialogo strutturale con il tessuto urbano circostante, attraverso un masterplan dalla regia unitaria che accolga funzioni di interesse pubblico e generale.

Elemento centrale del progetto è la ridefinizione del fronte lungo via Gattamelata e l’insediamento di un nuovo edificio polifunzionale strategicamente destinato a una funzione d’eccellenza: il nuovo Centro di Produzione RAI. In un margine storicamente caratterizzato dalla lunga facciata compatta dell’ex Padiglione dell’Agricoltura di Ignazio Gardella (1957-1961) e in generale da un perimetro "muto" – sia su via Gattamelata che su via Colleoni – chiuso e impermeabile a qualunque dialogo urbano, lo sviluppo è stato anticipato da un masterplan che ha sondato diverse alternative per la collocazione del nuovo immobile, oltre che per altre potenziali funzioni urbane di interesse generale. Questa riconfigurazione urbana ha altresì permesso di liberare l’area del Mi.Co Nord dalla sua funzione congressuale, consolidandola nella struttura integrata lungo viale Scarampo e riconnettendo così anche il primo padiglione verso il Portello, che negli ultimi anni era rimasto vuoto dopo l’uso emergenziale in periodo Covid.

La RAI, la Fiera e Milano

Da sempre la RAI ha rappresentato un presidio culturale e produttivo profondamente legato all’identità di Milano, sua città di nascita, dove nel 1954 si avviarono le prime trasmissioni televisive nella sede storica di Corso Sempione progettata da Gio Ponti. Ma la RAI ha sempre avuto un profondo rapporto anche con la Fiera, e proprio con via Gattamelata, “dove, curiosamente, si trovava il primissimo insediamento della RAI milanese”.  In questo quadro, l’insediamento del nuovo Centro di Produzione RAI all’interno del masterplan di rigenerazione del Polo FieramilanoCity è come un ritorno a casa, e permetterà alla RAI non solo di consolidarsi in un quadrante urbano che appartiene alla sua storia ma anche di rinnovare la propria centralità culturale, tecnologica e istituzionale in un’infrastruttura ad alte prestazioni, progettata per ospitare grandi funzioni urbane, che potrà essere alimentata da quel “motore” di produzione e diffusione di valore pubblico, fisico e simbolico, che caratterizza la RAI come prima impresa culturale in Italia.

L’edificio

Il valore pubblico dell’istituzione trova riscontro nelle scelte architettoniche che hanno dato forma all’edificio. Il nuovo Centro di Produzione RAI rappresenta l’elemento architettonico e funzionale cardine nel più ampio masterplan di riqualificazione dell’area.

Progettato da Lombardini22, l’edificio è composto da due elementi principali: su via Gattamelata il blocco direzionale è una struttura trasparente, accogliente e permeabile, che mette in dialogo programmazione culturale e spazio urbano, rappresentazione e operatività; dietro di esso, lungo via Colleoni, il blocco "produttivo" è studiato per ospitare grandi funzioni in una struttura compatta, tecnologica e flessibile, predisposta per essere integrata dalle attività di produzione che la RAI vorrà insediare al suo interno. Nel suo insieme, il nuovo complesso inaugura un fronte dinamico e differenziato, che si apre al contesto e si inserisce organicamente nella rete pedonale e verde destinata a connettere CityLife, Portello e il Mi.Co, rendendo visibili anche le attività, i flussi e la vitalità di un’azienda pubblica che riorganizza la sua presenza in città.

Una struttura polifunzionale

L’obiettivo di RAI era quello di riunire le sue diverse sedi, attualmente distribuite tra Corso Sempione e via Mecenate, in un unico grande hub innovativo e tecnologicamente avanzato. La ricerca di un nuovo indirizzo per gli studios produttivi si è poi evoluta analizzando il masterplan che si stava predisponendo con Fondazione Fiera e che prevedeva un edificio polifunzionale capace di integrare funzioni direzionali e produttive, tipiche della tradizione di Fiera. L’edificio è dunque costituito da due componenti principali: una stecca direzionale di sette livelli fuori terra lungo l’asse di via Gattamelata, e una seconda componente polifunzionale retrostante, destinata alla produzione, che si sviluppa su quattro livelli fuori terra e un livello interrato. Tra i due elementi, un volume di transizione gestisce i collegamenti orizzontali tra le funzioni e garantisce, grazie a patii/chiostrine, l’illuminazione e l’areazione naturale agli ambienti che vi si affacciano.

Un nuovo landmark orizzontale

La stecca direzionale è impostata su una geometria rettilinea che conferma, ridefinendola, la vocazione orizzontale del fronte storico. La composizione di facciata alterna la trasparenza di un curtain-wall vetrato con la materialità di profondi sporti lignei aggettanti, come marcapiano lineari e continui che dichiarano la struttura in legno dell’edificio, mentre un bow‑window centrale a tutta altezza marca l’ingresso principale caratterizzato da una pensilina appesa. Nel suo insieme, la struttura assume il valore di un landmark orizzontale.

Il piano terra riveste un ruolo strategico nella relazione tra edificio e città. La sostituzione della stecca storica ha permesso di arretrare i primi due piani rispetto al vecchio filo stradale, liberando spazio per un grande portico continuo a doppia altezza: un dispositivo urbano che amplia la sezione pedonale e trasforma via Gattamelata in un vivibile boulevard alberato, attivo e attraversabile, su cui affacciano gli atri e le funzioni collettive interne in una trasparente permeabilità reciproca. Il portico è sostenuto da pilastri a V in acciaio e legno che richiamano la caratteristica strutturale dei piani superiori, e costituiscono uno scarto linguistico che dinamizza plasticamente questa importante parte dell’edificio.

Due fronti, due linguaggi

Il progetto introduce una differenziazione tra i fronti dell’edificio, coerente con il ruolo e le funzioni delle due parti del complesso. Se su via Gattamelata prevale un linguaggio rappresentativo concepito come nuova immagine pubblica del centro di produzione, su via Colleoni il registro cambia e diventa più “tecnico”, anche per dialogare con il carattere più eterogeneo del contesto. Qui la facciata è una composizione architettonica a “ballatoi”, con setti e schermature che permettono di attenuare le masse dei grandi volumi ciechi delle sale polifunzionali. È una trama più densa, ma alleggerita da antistanti telai in scatolari di alluminio che filtrano le superfici piene della facciata, incorniciando anche qui episodi speciali: come un ampio finestrone vetrato, potenzialmente corrispondente al futuro studio delle News, che diventa un grande “occhio” affacciato sulla città, permettendo uno sguardo reciproco tra passanti e attività produttive interne. Con questa articolazione formale il progetto dà corpo a una “fabbrica” della comunicazione e della produzione immateriale che, pur nelle differenze tra i due fronti, mantiene un carattere del tutto urbano.

Spazi, funzioni e layout interni

L’edificio per uffici su via Gattamelata ha forma rettangolare di circa 140 mt di lunghezza per 20 mt di profondità, con un’altezza di circa 28 mt e interpiano di 4 mt, ed è dotato di 4 nuclei strutturali in calcestruzzo disposti longitudinalmente in maniera omogenea e simmetrica.

Gli ingressi al piano terra sono regolarmente distribuiti per governare differenti tipologie di flusso all’interno dell’edificio: l’ingresso principale, collocato al centro della facciata, rimarca la simmetria dell’impianto; due ingressi laterali, con diverse vocazioni in funzione del contesto, possono dividersi i flussi d’accoglienza dei visitatori a sudest, verso CityLife e la stazione della metropolitana, e quelli riservati agli operatori e al personale tecnico (sul lato opposto a nordovest).

A livello di piano tipo, un efficiente rapporto tra nuclei, circolazione e spazio occupabile permette una forte flessibilità dei layout interni, con distribuzioni di uffici singoli direzionali, sale meeting, spazi di supporto e postazioni in open space facilmente modificabili, senza necessità di interventi invasivi. I potenziali uffici chiusi e i supporti sono comunque previsti lungo la fascia centrale e il lato interno dell’edificio, verso la struttura polifunzionale, lasciando così libero l’affaccio su via Gattamelata (a parte una quota di uffici a vocazione dirigenziale dove vista ed esposizione di qualità sono privilegiate), mentre la zona mediana di ogni livello rimane sempre libera su tutta la profondità per posizionare strategicamente potenziali “hub di piano”. Le partizioni verticali sono progettate per il massimo comfort acustico e il più conveniente equilibrio tra visibilità e privacy, mentre tutte le strutture in legno sono lasciate a vista per favorire un’atmosfera calda e armoniosa all’interno degli ambienti di lavoro.

L’edificio polifunzionale retrostante satura quasi completamente il lotto in profondità e include, al livello interrato, un grande parcheggio che ospita in modo efficiente sia le auto sia i mezzi di produzione. L’edificio è essenzialmente impostato sulle esigenze tecnico-produttive del nuovo centro e fondato sul layout del piano terra, dove le diverse funzioni sono posizionate in sequenza separando il più possibile i flussi produttivi da quelli dei potenziali utenti esterni. Qui trovano posto 6 grandi sale di dimensioni variabili tra 300 m² e 1500 m², con altezza netta interna di 12,50 mt., servite da ampi corridoi disposti a pettine. Altri spazi di grande dimensione sono collocati al quarto piano, oltre a locali di supporto alle sale e a una zona tecnica e impiantistica, sviluppati intorno a una grande terrazza praticabile centrale. Questo livello è anche quello che offre le maggiori interconnessioni tra l’edificio per uffici e le attività di produzione.

Complessivamente, i due edifici formano un nuovo polo direzionale e produttivo di circa 65.000 metri quadri di superficie totale.

Un contenitore tecnologico ad alte prestazioni

Dal punto di vista tecnico, il Centro di Produzione RAI è stato progettato per rispondere a requisiti prestazionali, funzionali e impiantistici particolarmente stringenti, dovuti alle specificità delle tecnologie radiotelevisive e dalla volontà dell’azienda di consolidarsi in una sede che sia tra le più affidabili e innovative d’Europa per la produzione televisiva e radiofonica. Le strutture e l’involucro edilizio si collocano così al crocevia tra esigenze di flessibilità interna, qualità ambientale, controllo energetico e rappresentatività urbana.

Le strutture: flessibilità, resistenza e sostenibilità

L’organismo edilizio del blocco polifunzionale è impostato su una maglia strutturale regolare che consente ampi spazi privi di pilastri intermedi, essenziali per la riconfigurabilità degli ambienti interni e la gestione dei grandi volumi degli studios. La struttura portante è in acciaio con solette in lamiera e c.a. (calcestruzzo armato). Le travi reticolari sono in grado di assicurare, anche con importanti luci libere, elevate capacità portanti e controllo delle vibrazioni. Gli spazi della struttura interrata, su cui il blocco polifunzionale si fonda, sono in c.a. e sono destinati a parcheggio.

I vantaggi del legno

Le strutture della stecca a uffici su via Gattamelata sono caratterizzate da una soluzione tecnologica basata sulla sostenibilità del legno lamellare e X-lam, che rappresenta una valida ed efficace scelta strategica verso la neutralità del carbonio. Dal secondo piano fino alla copertura, il legno contraddistingue l’immagine dell’edificio e contribuisce al suo forte impatto architettonico, oltre che al benessere degli utenti.

Per Lombardini22 si tratta anche di un consolidamento di esperienze progettuali precedenti – qui messe a frutto e migliorate sia in termini tecnologici di prefabbricazione sia di tempistiche di cantiere, oltre che nel rapporto con impianti a vista, nelle prestazioni acustiche e negli accostamenti di materiali diversi – e di una chiara direzione verso un approccio sempre più sostenibile alla definizione dell’ambiente costruito.

L’involucro: un sistema prestazionale avanzato

L’involucro è pensato come un sistema prestazionale avanzato, con facciate a taglio termico, vetri selettivi e ante di ventilazione integrata, profondi sporti lignei che migliorano l’ombreggiamento passivo, pareti ventilate che ottimizzano la durabilità e il controllo termico, coperture verdi predisposte per l’impianto di pannelli fotovoltaici.

Il verde pensile

Inserito a pieno titolo tra gli strumenti di mitigazione e compensazione ambientale, il verde pensile limita gli afflussi ai sistemi di drenaggio grazie alla ritenzione e la detenzione delle acque meteoriche, contiene l’aumento delle temperature e abbatte il ricircolo delle polveri inquinanti, e inoltre mitiga l’inquinamento acustico poiché riduce la riflessione del suono all’esterno e la sua diffusione all’interno.

Gli impianti integrati per la massima efficienza

Lombardini22 si è occupata della progettazione integrata del sistema energetico dell’edificio complesso che mette a sistema teleriscaldamento, assorbitori e pompe di calore per la massima flessibilità nella gestione energetica di un immobile con importanti richieste funzionali e di contemporaneità di utilizzo, puntando all’ottimizzazione dei consumi. Le differenti produzioni distribuiscono i fluidi attraverso un circuito ad anello che serve le diverse unità interne, sia nel blocco direzionale a uffici, sia nel blocco polifunzionale.

Dal punto di vista elettrico, particolarmente importanti sono le richieste funzionali di continuità, soprattutto della struttura polifunzionale. Per rispondere a tali necessità, i sistemi di trasformazione e distribuzione elettrica sono duplicati, una ridondanza impiantistica che permette di evitare interruzioni e garantisce continuità e sicurezza.

Il sistema è infine completato da un campo fotovoltaico in copertura di circa 4.500 mq di superficie (650 kWp), distribuito sulle due ali laterali della struttura polifunzionale con tetti verdi architettonicamente integrati nell’edificio, che permette di bilanciare parte dei consumi.

Un’infrastruttura per la città contemporanea

Il Centro di Produzione RAI si afferma come un’architettura capace di coniugare identità istituzionale, efficienza tecnica e apertura urbana. La sua immagine essenziale e materica, l’organizzazione funzionale e l’involucro ad alte prestazioni ne fanno un tassello strategico nella ridefinizione del distretto fieristico. Un edificio che non solo ospita contenuti tecnologici complessi, ma costruisce una nuova relazione tra produzione culturale e spazio pubblico: Il risultato è un edificio che diventa soglia, cerniera e dispositivo urbano allo stesso tempo.

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