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L'architetto online non esiste

L’Evoluzione degli spazi ufficio
20/10/2022
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Cosa sta cambiando nel Workplace?

C’è chi cerca una risposta confortante, chi cerca sicurezze, chi spera di aprire un dibattito, chi ancora scorge nuove possibilità di business. L’evoluzione del mondo ufficio è sempre stata una costante da 30 anni a questa parte, legata ai cambiamenti culturali e alle tecnologie che nel tempo hanno modificato i processi lavorativi e conseguentemente l’approccio alla progettazione del luogo di lavoro. L’evento pandemico ha di fatto solo accelerato ed amplificato un processo di trasformazione che era già in essere: tutte le Organizzazioni hanno dovuto affrontare de facto un improvviso switch verso nuovi modi di lavorare.

Da quando è iniziato il lockdown il nostro approccio è stato quello di porci in ascolto e comprendere cosa stanno vivendo i nostri Clienti. Un processo che abbiamo portato avanti su numerosi tavoli nazionali e internazionali, attraverso interviste, workshop e Survey, studiando i trend e raccogliendo più di 10.000 feedback dalle Organizzazioni per capire cosa chiedono le persone al proprio ambiente di lavoro, fisico o virtuale che sia.

Abbiamo analizzato le performance dello spazio in ufficio e quelle da remoto in relazione alle diverse attività da svolgervi; abbiamo studiato le nuove modalità di lavoro e i loro impatti sui processi lavorativi ed indagato i nuovi valori e i nuovi driver del workplace: Flessibilità, dinamismo, ibridazione degli spazi, tecnologia a tutti i livelli, per citare i più ricorrenti.

I risultati di queste analisi evidenziano un bisogno crescente di implementare il comfort del workplace sotto tutti i punti di vista: acustico ed illuminotecnico sì, ma anche emozionale.

Se è vero che il remote-working costituisce una valida alternativa per svolgere attività individuali e di concentrazione, è altrettanto vero che si conferma l’importanza e il valore dell’ufficio per creare squadra, condivisione e apprendimento informale grazie allo scambio di informazioni destrutturate e alle collisioni casuali che qui si generano.

L’ufficio di domani dovrà essere più brandizzato per rafforzare il senso di appartenenza, più tecnologico per gestire la condivisione degli spazi, più confortevole per aumentare il benessere delle persone.

In questa continua ricerca l’interazione con il Cliente costituisce dunque un valore imprescindibile, tanto nel processo di analisi del business delle Organizzazioni quanto nella progettazione dei relativi spazi ufficio in grado di rispondere in maniera funzionale ed efficiente alle nuove esigenze.

Pur senza mai abbandonare il lavoro sul campo, l’importanza dell’incontro fisico e della prossemica dei team di lavoro, in questi due anni abbiamo anche imparato ad interagire in modalità diverse con i nostri Clienti: interviste e laboratori un tempo fisici ed analogici, si sono trasformati in incontri e workshop virtuali o, sempre più spesso, phygital, migliorandone per certi versi persino l’esperienza e l’efficacia degli stessi. Sono dunque cambiati alcuni strumenti ma non il metodo. “L’Architetto 24/7 on-line” non esiste.

Esiste l’Architetto fisico che vede i luoghi, li studia, li interpreta, capisce le esigenze, sviluppa progetti e si immerge in cantiere durante la loro realizzazione per garantirne la qualità!

Di fronte ad un mercato in continua trasformazione, l’ascolto, la condivisione delle giuste domande e l’apertura al cambiamento sono certamente gli strumenti migliori che noi progettisti abbiamo per rispondere alle sfide di ogni giorno.

Negli anni post-covid qual è stata la domanda più ricorrente dei Clienti? E la più strana? La più innovativa? Come è cambiato oggi il progetto ufficio, in termini di spazio, rispetto al periodo pre-covid? Lo abbiamo chiesto ai Capi Progetto DEGW.

Le domande più ricorrenti:

“Ma l’ufficio fisico serve ancora?”
“Cosa fanno gli altri?”
“Come cambierà lo spazio ufficio dopo la pandemia?”
“Come posso gestire contemporaneamente call in presenza e da remoto?”
“E adesso cosa vado a fare in ufficio?!...Dove faccio le video call?...Per il  covid dobbiamo avere tutti l’ufficio chiuso singolo?”
“Visto che si sta abbandonando il concetto di territorialità a favore di spazi condivisi, come si gestiscono i momenti di picco?”
“Come si gestisce la prenotazione degli spazi e dei posti di lavoro?”
“Architetto….Quando sarà pronto il lavoro?”

Il progetto ufficio ieri e oggi

“Non credo che il progetto dello spazio ufficio sia cambiato sensibilmente rispetto al periodo pre-covid, poiché il trend era già orientato verso i concetti di condivisione e lavoro agile. Lo Smart Working introdotto durante la pandemia ha però contribuito da un lato ad accelerare l'implementazione delle logiche di sharing per le aziende particolarmente ancorate ai vecchi concetti di territorialità, dall’altro ad investire sempre di più nella qualità degli ambienti per il benessere delle persone e in soluzioni tecnologiche che consentano di estendere gli spazi nel virtuale.  E così, la scelta di materiali facilmente sanificabili, l’illuminazione e aerazione degli ambienti, il verde vegetale, la gestione dei flussi, l’audiovideo, diventano sempre più protagonisti delle fasi di progettazione”.

Arch. Perla Perrotta

“È aumentata la consapevolezza circa la necessità di avere uno spazio ufficio più accogliente, empatico, flessibile e che permetta con la sua estrema funzionalità di svolgere al meglio le differenti attività nell’arco della giornata lavorativa amplificando il benessere fisico e cognitivo”

Arch. Enrico Arrighetti

“Non è cambiato quasi nulla, ma si è diventati più possibilisti rispetto all’introduzione di logiche di desk sharing anche in business notoriamente tradizionali”

Arch. Giuseppe Pepe

“In termini di spazio vediamo che è la qualità il principale elemento e punto di cambio, di richiesta e valore aggiunto dello spazio ufficio di oggi che si riflette sulla quantità del tempo che passa in ufficio al posto di stare a casa (in quanto la casa oggi diventa un home-Office)”

Arch. Andrea Sarati

“In linea di principio potrei però dire che il progetto dello spazio ufficio si è arricchito di una serie di variabili, prima sconosciute o ritenute secondarie, che sono diventate decisamente importanti. Particolare rilevanza hanno assunto le aree di controllo accessi, spazi di lavoro con capienze ridotte e multifunzione, dotazioni tecnologiche a performance elevata e dotazioni di spazi esterni. Con lo smartworking è inoltre subentrata la logica spinta relativa allo sharing delle postazioni di lavoro”

Arch. Andrea Troiani

“E’ notevolmente aumenta la richiesta di supporto rispetto all’open space”

Arch. Michele Villa

“Quello che abbiamo potuto raccogliere dalle nostre survey è  che in questi due anni le persone hanno percepito il cambiamento in modi diversi, dapprima il 100% remoto ha fatto apprezzare una modalità più domestica e vicino alla famiglia che la vita frenetica aveva un po’ fatto perdere. In seconda battuta è emersa un’esigenza forte di tornare in ufficio per sentirsi parte integrante  di un unico ingranaggio. In questo contesto lo spazio ufficio sta cambiando la sua pelle in una direzione che spinge sui valori del confort, del benessere e dell’ibrido”

Arch. Margherita Testa

“Prima del covid, l’ufficio era diventato la casa dell’individuo, ora la casa è stata invasa dall’ufficio e in ufficio si va principalmente per incontrare le persone”

Arch. Cristiana Boienti

“Tra gli aspetti di maggiore impatto ho potuto rilevare: una consistente riduzione dei posti di lavoro grazie all’incrementi dello sharing; una dimunuzione delle postazioni standard a favore di luoghi di lavoro fluidi, improntati al lavoro in team e social (team tables, work – cafè, aree hybrid); una maggiore attenzione alla qualità del Design, ai fini di rendere gli spazi più attrattivi e stimolanti”

Arch. Valeria Romanelli

“Trovo che lo spazio ufficio abbia avuto significativi cambiamenti soprattutto dettati dal fatto che la pandemia ha generato sicuramente un incremento dello smart working. Oggi è possibile lavorare in qualsiasi situazione supportati ovviamente da sistemi tecnologici più stabili e innovativi. Le aziende hanno incrementato il fattore di sharing dando così più spazio a zone collaborative, conviviali, allestite sempre più in modo caratterizzante in termini di design ma che allo stesso tempo diventano anch’ essi spazi di lavoro. La condivisione delle postazioni supportate da sistemi di prenotazioni, il concetto di paperless, il verde negli spazi uffici ma anche degli allestimento di spazi esterni, la brandizzazione degli spazi in modo non eccessivo , l’incremento delle aree di supporto  VS le tradizionali aree ufficio, sono temi ricorrenti nel sviluppo del progetto . Inoltre altre attività importati che ho vissuto con i clienti in questo periodo è un forte interesse per attività come con il wellness ma soprattutto per la ristorazione, nonostante le restrizioni della pandemia, le aziende risultano molto interessate e intervengono con significativi investimenti per il benessere delle persone”.

Arch. Eva Birch

Quali sono state le richieste più strane o innovative?

Modificare delle meeting room in presenza in meeting room virtuali.
“Vorrei creare un ambiente che rappresenti il METAVERSO”.
In genere sono io a proporre cose strane…
Un cliente “molto tecnologico” mi ha chiesto di pensare ad una zona dove non ci fosse tecnologia: “l’unica tecnologia è la connessione con se stessi, una zona di meditazione, social sì ma dove possa essere anche vietato utilizzo del telefono”…no connection but only human connection!
“All’interno dell’ufficio vorrei poter fare tutto, non toccando nulla!!...”
“All’ingresso dell’ufficio vorrei uno spazio experience dove i clienti, prima ancora di incontrare le persone fisicamente, possano immergersi virtualmente nel nostro mondo, conoscere i nostri valori, la nostra storia così come i prodotti e i servizi che offriamo”.
“Utilizzare una chiesa sconsacrata per attività…particolarmente creative”
Written By
Alessandra Di Pietro

Sempre in bilico tra lavoro, famiglia e amici, corro come una pazza per la città sul mio motorino. Sempre in lotta contro il tempo, adoro fermarmi e cantare:: è il mio modo di sentire la vita che scorre.

October 20, 2022
Addirittura
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October 20, 2022

L'architetto online non esiste

Cosa sta cambiando nel Workplace?

C’è chi cerca una risposta confortante, chi cerca sicurezze, chi spera di aprire un dibattito, chi ancora scorge nuove possibilità di business. L’evoluzione del mondo ufficio è sempre stata una costante da 30 anni a questa parte, legata ai cambiamenti culturali e alle tecnologie che nel tempo hanno modificato i processi lavorativi e conseguentemente l’approccio alla progettazione del luogo di lavoro. L’evento pandemico ha di fatto solo accelerato ed amplificato un processo di trasformazione che era già in essere: tutte le Organizzazioni hanno dovuto affrontare de facto un improvviso switch verso nuovi modi di lavorare.

Da quando è iniziato il lockdown il nostro approccio è stato quello di porci in ascolto e comprendere cosa stanno vivendo i nostri Clienti. Un processo che abbiamo portato avanti su numerosi tavoli nazionali e internazionali, attraverso interviste, workshop e Survey, studiando i trend e raccogliendo più di 10.000 feedback dalle Organizzazioni per capire cosa chiedono le persone al proprio ambiente di lavoro, fisico o virtuale che sia.

Abbiamo analizzato le performance dello spazio in ufficio e quelle da remoto in relazione alle diverse attività da svolgervi; abbiamo studiato le nuove modalità di lavoro e i loro impatti sui processi lavorativi ed indagato i nuovi valori e i nuovi driver del workplace: Flessibilità, dinamismo, ibridazione degli spazi, tecnologia a tutti i livelli, per citare i più ricorrenti.

I risultati di queste analisi evidenziano un bisogno crescente di implementare il comfort del workplace sotto tutti i punti di vista: acustico ed illuminotecnico sì, ma anche emozionale.

Se è vero che il remote-working costituisce una valida alternativa per svolgere attività individuali e di concentrazione, è altrettanto vero che si conferma l’importanza e il valore dell’ufficio per creare squadra, condivisione e apprendimento informale grazie allo scambio di informazioni destrutturate e alle collisioni casuali che qui si generano.

L’ufficio di domani dovrà essere più brandizzato per rafforzare il senso di appartenenza, più tecnologico per gestire la condivisione degli spazi, più confortevole per aumentare il benessere delle persone.

In questa continua ricerca l’interazione con il Cliente costituisce dunque un valore imprescindibile, tanto nel processo di analisi del business delle Organizzazioni quanto nella progettazione dei relativi spazi ufficio in grado di rispondere in maniera funzionale ed efficiente alle nuove esigenze.

Pur senza mai abbandonare il lavoro sul campo, l’importanza dell’incontro fisico e della prossemica dei team di lavoro, in questi due anni abbiamo anche imparato ad interagire in modalità diverse con i nostri Clienti: interviste e laboratori un tempo fisici ed analogici, si sono trasformati in incontri e workshop virtuali o, sempre più spesso, phygital, migliorandone per certi versi persino l’esperienza e l’efficacia degli stessi. Sono dunque cambiati alcuni strumenti ma non il metodo. “L’Architetto 24/7 on-line” non esiste.

Esiste l’Architetto fisico che vede i luoghi, li studia, li interpreta, capisce le esigenze, sviluppa progetti e si immerge in cantiere durante la loro realizzazione per garantirne la qualità!

Di fronte ad un mercato in continua trasformazione, l’ascolto, la condivisione delle giuste domande e l’apertura al cambiamento sono certamente gli strumenti migliori che noi progettisti abbiamo per rispondere alle sfide di ogni giorno.

Negli anni post-covid qual è stata la domanda più ricorrente dei Clienti? E la più strana? La più innovativa? Come è cambiato oggi il progetto ufficio, in termini di spazio, rispetto al periodo pre-covid? Lo abbiamo chiesto ai Capi Progetto DEGW.

Le domande più ricorrenti:

“Ma l’ufficio fisico serve ancora?”
“Cosa fanno gli altri?”
“Come cambierà lo spazio ufficio dopo la pandemia?”
“Come posso gestire contemporaneamente call in presenza e da remoto?”
“E adesso cosa vado a fare in ufficio?!...Dove faccio le video call?...Per il  covid dobbiamo avere tutti l’ufficio chiuso singolo?”
“Visto che si sta abbandonando il concetto di territorialità a favore di spazi condivisi, come si gestiscono i momenti di picco?”
“Come si gestisce la prenotazione degli spazi e dei posti di lavoro?”
“Architetto….Quando sarà pronto il lavoro?”

Il progetto ufficio ieri e oggi

“Non credo che il progetto dello spazio ufficio sia cambiato sensibilmente rispetto al periodo pre-covid, poiché il trend era già orientato verso i concetti di condivisione e lavoro agile. Lo Smart Working introdotto durante la pandemia ha però contribuito da un lato ad accelerare l'implementazione delle logiche di sharing per le aziende particolarmente ancorate ai vecchi concetti di territorialità, dall’altro ad investire sempre di più nella qualità degli ambienti per il benessere delle persone e in soluzioni tecnologiche che consentano di estendere gli spazi nel virtuale.  E così, la scelta di materiali facilmente sanificabili, l’illuminazione e aerazione degli ambienti, il verde vegetale, la gestione dei flussi, l’audiovideo, diventano sempre più protagonisti delle fasi di progettazione”.

Arch. Perla Perrotta

“È aumentata la consapevolezza circa la necessità di avere uno spazio ufficio più accogliente, empatico, flessibile e che permetta con la sua estrema funzionalità di svolgere al meglio le differenti attività nell’arco della giornata lavorativa amplificando il benessere fisico e cognitivo”

Arch. Enrico Arrighetti

“Non è cambiato quasi nulla, ma si è diventati più possibilisti rispetto all’introduzione di logiche di desk sharing anche in business notoriamente tradizionali”

Arch. Giuseppe Pepe

“In termini di spazio vediamo che è la qualità il principale elemento e punto di cambio, di richiesta e valore aggiunto dello spazio ufficio di oggi che si riflette sulla quantità del tempo che passa in ufficio al posto di stare a casa (in quanto la casa oggi diventa un home-Office)”

Arch. Andrea Sarati

“In linea di principio potrei però dire che il progetto dello spazio ufficio si è arricchito di una serie di variabili, prima sconosciute o ritenute secondarie, che sono diventate decisamente importanti. Particolare rilevanza hanno assunto le aree di controllo accessi, spazi di lavoro con capienze ridotte e multifunzione, dotazioni tecnologiche a performance elevata e dotazioni di spazi esterni. Con lo smartworking è inoltre subentrata la logica spinta relativa allo sharing delle postazioni di lavoro”

Arch. Andrea Troiani

“E’ notevolmente aumenta la richiesta di supporto rispetto all’open space”

Arch. Michele Villa

“Quello che abbiamo potuto raccogliere dalle nostre survey è  che in questi due anni le persone hanno percepito il cambiamento in modi diversi, dapprima il 100% remoto ha fatto apprezzare una modalità più domestica e vicino alla famiglia che la vita frenetica aveva un po’ fatto perdere. In seconda battuta è emersa un’esigenza forte di tornare in ufficio per sentirsi parte integrante  di un unico ingranaggio. In questo contesto lo spazio ufficio sta cambiando la sua pelle in una direzione che spinge sui valori del confort, del benessere e dell’ibrido”

Arch. Margherita Testa

“Prima del covid, l’ufficio era diventato la casa dell’individuo, ora la casa è stata invasa dall’ufficio e in ufficio si va principalmente per incontrare le persone”

Arch. Cristiana Boienti

“Tra gli aspetti di maggiore impatto ho potuto rilevare: una consistente riduzione dei posti di lavoro grazie all’incrementi dello sharing; una dimunuzione delle postazioni standard a favore di luoghi di lavoro fluidi, improntati al lavoro in team e social (team tables, work – cafè, aree hybrid); una maggiore attenzione alla qualità del Design, ai fini di rendere gli spazi più attrattivi e stimolanti”

Arch. Valeria Romanelli

“Trovo che lo spazio ufficio abbia avuto significativi cambiamenti soprattutto dettati dal fatto che la pandemia ha generato sicuramente un incremento dello smart working. Oggi è possibile lavorare in qualsiasi situazione supportati ovviamente da sistemi tecnologici più stabili e innovativi. Le aziende hanno incrementato il fattore di sharing dando così più spazio a zone collaborative, conviviali, allestite sempre più in modo caratterizzante in termini di design ma che allo stesso tempo diventano anch’ essi spazi di lavoro. La condivisione delle postazioni supportate da sistemi di prenotazioni, il concetto di paperless, il verde negli spazi uffici ma anche degli allestimento di spazi esterni, la brandizzazione degli spazi in modo non eccessivo , l’incremento delle aree di supporto  VS le tradizionali aree ufficio, sono temi ricorrenti nel sviluppo del progetto . Inoltre altre attività importati che ho vissuto con i clienti in questo periodo è un forte interesse per attività come con il wellness ma soprattutto per la ristorazione, nonostante le restrizioni della pandemia, le aziende risultano molto interessate e intervengono con significativi investimenti per il benessere delle persone”.

Arch. Eva Birch

Quali sono state le richieste più strane o innovative?

Modificare delle meeting room in presenza in meeting room virtuali.
“Vorrei creare un ambiente che rappresenti il METAVERSO”.
In genere sono io a proporre cose strane…
Un cliente “molto tecnologico” mi ha chiesto di pensare ad una zona dove non ci fosse tecnologia: “l’unica tecnologia è la connessione con se stessi, una zona di meditazione, social sì ma dove possa essere anche vietato utilizzo del telefono”…no connection but only human connection!
“All’interno dell’ufficio vorrei poter fare tutto, non toccando nulla!!...”
“All’ingresso dell’ufficio vorrei uno spazio experience dove i clienti, prima ancora di incontrare le persone fisicamente, possano immergersi virtualmente nel nostro mondo, conoscere i nostri valori, la nostra storia così come i prodotti e i servizi che offriamo”.
“Utilizzare una chiesa sconsacrata per attività…particolarmente creative”
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October 20, 2022
Addirittura
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In questi tempi bisogna aver coraggio per andare avanti, perché siamo solo all'inizio. E l'allegria è il modo in cui lo facciamo.