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Inclusività, equità e spazio pubblico

Data Centers of the future are here

Incoraggiare le capacità umane
31/7/2020
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È il grande tema: lo spazio e la sua accessibilità non equamente inclusiva è l’aspetto che la pandemia ha più enfatizzato e che un’accorta progettualità deve in qualche misura affrontare.

Ma con una metrica non convenzionale. Sarah Williams Goldhagen parla della necessità di adottare diversi criteri per misurare la qualità dello spazio:

“Come una società incoraggia le ‘capacità umane’ (nel senso di Martha Nussbaum) dovrebbe essere il nuovo criterio di misurazione dello spazio sociale”.

Di qui il valore di uno “human centred design” che rinforzi il senso di luogo e di località, rispetto a cui Goldhagen cita casi storici esemplari come

Aldo Van Eyck e la grande stagione dei suoi progetti diffusi di playground ad Amsterdam dopo la seconda guerra mondiale.

Colin Ellard, in veste di relatore, pone l’accento su una resilienza adattiva dei luoghi e degli edifici la cui eventuale monofunzionalità sarebbe un freno alla loro reattività, in particolare riguardo agli spazi educativi. La pandemia ha di fatto accelerato il bisogno di ridefinire la scuola, non tanto negli edifici ma a livello di sistema: attraverso esempi come il BMW-Guggenheim Lab (Atelier Bow-Wow) o lo spazio “pop-up” OUTBOX (Downtown Silver Spring, Peterson Companies e Montgomery College) sono affrontati  temi della diffusione, della porosità elastica con il tessuto urbano, dell’ibridazione interno-esterno dei luoghi educativi.

Un modello spaziale che è anche volano di vitalità indotta:

“Soprattutto per le città senza spazi verdi finemente realizzati, come possiamo incoraggiare una vitalità civica diffusa?"

si chiede Ellard anche ipotizzando l’istituzione di piccoli fondi per il sostenimento di attività comunitarie di quartiere.

Ciò conferma la necessità di soluzioni “multi-layer”, di una città fatta di differenti “strati temporali di densità”, afferma Elisabeth Merk, per rispondere al mix di diversità di cui è composta e accogliere le diverse comunità.

Soluzioni in cui la qualità emotiva è molto importante: “Come si sentirà chi vivrà in questi luoghi? Che ruolo gioca l’architettura in tutto questo?”.

Scarica il Position Paper qui

DI OGNUNO

Dal progetto DI OGNUNO (scopri di più sulla Reception di Ognuno), nato da un’iniziativa di HospitalityRiva in collaborazione con Lombardini22 con Village for all - V4A® Ospitalità Accessibile, nasce un documento digitale che accompagna in un viaggio nel mondo dell’ospitalità accessibile e della progettazione universale nel settore dell’accoglienza, alla ricerca di risposte e soluzioni per la creazione di spazi e servizi che rispondano alle esigenze DI OGNUNO.

Scopri l'Universal Design nell'ospitalità

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July 31, 2020
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July 31, 2020

Inclusività, equità e spazio pubblico

È il grande tema: lo spazio e la sua accessibilità non equamente inclusiva è l’aspetto che la pandemia ha più enfatizzato e che un’accorta progettualità deve in qualche misura affrontare.

Ma con una metrica non convenzionale. Sarah Williams Goldhagen parla della necessità di adottare diversi criteri per misurare la qualità dello spazio:

“Come una società incoraggia le ‘capacità umane’ (nel senso di Martha Nussbaum) dovrebbe essere il nuovo criterio di misurazione dello spazio sociale”.

Di qui il valore di uno “human centred design” che rinforzi il senso di luogo e di località, rispetto a cui Goldhagen cita casi storici esemplari come

Aldo Van Eyck e la grande stagione dei suoi progetti diffusi di playground ad Amsterdam dopo la seconda guerra mondiale.

Colin Ellard, in veste di relatore, pone l’accento su una resilienza adattiva dei luoghi e degli edifici la cui eventuale monofunzionalità sarebbe un freno alla loro reattività, in particolare riguardo agli spazi educativi. La pandemia ha di fatto accelerato il bisogno di ridefinire la scuola, non tanto negli edifici ma a livello di sistema: attraverso esempi come il BMW-Guggenheim Lab (Atelier Bow-Wow) o lo spazio “pop-up” OUTBOX (Downtown Silver Spring, Peterson Companies e Montgomery College) sono affrontati  temi della diffusione, della porosità elastica con il tessuto urbano, dell’ibridazione interno-esterno dei luoghi educativi.

Un modello spaziale che è anche volano di vitalità indotta:

“Soprattutto per le città senza spazi verdi finemente realizzati, come possiamo incoraggiare una vitalità civica diffusa?"

si chiede Ellard anche ipotizzando l’istituzione di piccoli fondi per il sostenimento di attività comunitarie di quartiere.

Ciò conferma la necessità di soluzioni “multi-layer”, di una città fatta di differenti “strati temporali di densità”, afferma Elisabeth Merk, per rispondere al mix di diversità di cui è composta e accogliere le diverse comunità.

Soluzioni in cui la qualità emotiva è molto importante: “Come si sentirà chi vivrà in questi luoghi? Che ruolo gioca l’architettura in tutto questo?”.

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