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Potenzialmente infinito

Il Real Estate generativo di Lombardini22
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Paolo Facchini, Igor Rebosio
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Da oggi siamo parte dell’Alleanza per la Generatività Sociale, per continuare a imparare dalle diversità, “per verificare cosa ancora non c’è e che in futuro potrebbe esserci”, per continuare a produrre frasi nuove, se possibile, potenzialmente infinite e in modo responsabile.

Scegliere di far parte di un network per la generatività sociale è per Lombardini22 uno sbocco naturale.
Riconoscersi in un’alleanza che sappia mettere in rete nuove energie – sociali, culturali, istituzionali e organizzative – in modo potenzialmente inedito, risponde in pieno all’idea di crescita collaborativa su cui Lombardini22 ha sempre scommesso nella propria traiettoria professionale e di ricerca.
Soprattutto in questo tempo sospeso, che ci invita a cambiare le regole del gioco e interrogarci anche profondamente su come riscrivere il nostro futuro, il paradigma generativo è particolarmente prezioso.

“La sfida è la rigenerazione del tessuto sociale, istituzionale e produttivo per far crescere insieme prosperità e democrazia. Elemento essenziale per il raggiungimento di questo obiettivo è includere soggetti differenziati nel processo di diffusione della cultura generativa, liberando e connettendo tra loro le tante energie diffuse del nostro Paese, moltiplicando i luoghi e le occasioni di generatività e promuovendo nuovi modelli economici, sociali e istituzionali”.


Lombardini22 si riconosce pienamente nelle dimensioni che caratterizzano la generatività sociale: la dimensione temporale, ovvero la durata dell’impresa generativa nel tempo; l’intersoggettività,cioè la capacità relazionale di coinvolgere gli altri e mobilitarli nell’iniziativa generativa come parti attive; la valorizzazione del contesto, con programmi “esemplari” che stimolino il cambiamento del territorio in cui si opera.

Come afferma Mauro Magatti, si tratta di arricchire il binomio produzione-consumo, ormai insufficiente, incrociandolo con altri due poli fondamentali: le persone, attraverso la formazione, e il territorio, attraverso la cura dell’ambiente. Questo nuovo asse del “prendersi cura” descrive un modello che si contrappone a un approccio puramente estrattivo.

Aderire a questo modello, per Lombardini22 significa investire sulle persone, sulla crescita di ognuno secondo le proprie attitudini e sull’energia positiva che, attraverso la valorizzazione delle differenze, si sprigiona e diventa contagiosa per tutti: per i nostri collaboratori, per i nostri partner, per gli utenti dei nostri progetti, affinché a loro volta siano generativi.

Da un numero finito di regole di base, generare un numero potenzialmente infinito di frasi.

Potrebbe essere un esercizio interessante applicare alla realtà di un’azienda – a una società di progettazione integrata per essere più specifici – i presupposti da cui Noam Chomsky concepì la sua teoria della grammatica generativa, sebbene la metafora linguistica in architettura (poiché di questo si occupa Lombardini22) abbia fatto il suo tempo.

Tuttavia, che da una struttura di base (diciamo “profonda”) possa fuoriuscire un’infinità di germogli come i diversi discorsi all’interno di una lingua, è una chiave di lettura abbastanza attraente che vale la pena testare.

Intanto dovremmo descrivere quelle regole: quali sono le “regole generative di base” di Lombardini22?

Crescita è una prima parola chiave

Non solo di fatturato ma di persone e diversità interne. E qui il parallelismo con la lingua non è strampalato, se è vero che la ricchezza del parlato (e del pensiero) è tanto maggiore quanti più sono i vocaboli messi in gioco: e numericamente i “vocaboli” (cioè le persone) non sono pochi.

Lombardini22 nasce nel 2007 dall’iniziativa di sei soci come spin-off con circa 15 persone al seguito, oggi conta circa 300 professionisti tra architetti, ingegneri, economisti, consulenti, grafici ecc. (mentre il fatturato è passato da 2,2 milioni di euro nel 2007 a oltre 15 milioni nel 2018, facendo guadagnare a Lombardini22 il primo posto in classifica tra le società di architettura italiane).

Quindi crescere, per Lombardini22, significa ricchezza semantica, ma anche generazione di spazio per le attese professionali ed economiche dei giovani che vi lavorano (età media 34 anni) e che alimentano il grande e multilingue “dizionario” interno della società (per inciso, le lingue sono circa 17): il circolo è virtuoso.

Un’altra parola chiave è gestione

Come governare tale diversità? Lombardini22 si è fin dall’inizio pensata come un’azienda grande e strutturata, guardando al modello anglosassone delle società di progettazione internazionali più che a un tradizionale studio di architettura italiano (tendenzialmente piccolo e non specializzato). Lombardini22 è iper-specializzata, ma in un quadro di “creatività” interna diffusa e trasversale. Valorizzarla ha richiesto qualche doveroso accorgimento rispetto al manuale di istruzioni classiche del management imprenditoriale:

“Chiedo spesso ai nostri collaboratori di scegliersi il ‘capo’ che interpreta meglio i loro bisogni”, dice Franco Guidi con una frase a prima vista paradossale. E poi: “Lasciamo ai capi la loro diversità di stile ma in un quadro di valori condivisi”.

Dunque ascolto e rispetto delle individualità e condivisione di valori e temi comuni. È un modello non così diffuso, con meno letteratura, in qualche modo un territorio inesplorato nel mondo della gestione. Ma è un modello che genera più comunicazione, reattività e responsabilità, e crea una dimensione comunitaria allo stesso tempo aperta e dai legami solidi.


Comunità aperta è la terza parola chiave

È un valore che guida Lombardini22 a difendere il proprio modello anche quando gli eventi lo mettono in discussione, soprattutto nei momenti di crisi (come quello che stiamo vivendo con il virus) che possono alimentare una tendenza difensiva a rientrare in binari più convenzionali, con il loro portato di controllo e gerarchia. Comunità aperta significa “contaminazione” culturale delle discipline e delle competenze, non solo al proprio interno ma in rapporto a un “fuori” verso cui tendere sempre le antenne, e da accogliere nei propri spazi con generosità, convinti che sia sempre un arricchimento.

In questo senso Lombardini22 non si è mai posta solo come un insieme di professionalità eterogenee che coltivano l’interdisciplinarietà – sette soci molto diversi, per attitudine personale e tipo di business – ma anche come un luogo di relazioni trasversali con l’esterno, come ecosistema permeabile che assorbe e restituisce. Fin dall’inizio una ricca serie di progetti culturali basati su eventi interdisciplinari ha portato all’interno della società linfa da condividere con clienti e partner: uno scambio continuo sui temi della paura, del Mediterraneo, dell’azione condivisa, delle nuove generazioni, delle neuroscienze (quest’ultimo con una continuità che dura tuttora), della progettualità sociale (con Fondazione Pellegrini) e oggi della lungimiranza. Ma soprattutto da condividere con il territorio di cui fa parte, a partire da quello dei Navigli milanesi, ribattezzato “Mesopotamia”, dove Lombardini22 ha la propria sede.

Il rapporto con il territorio  

Quarto concetto chiave, è un aspetto non secondario dell’attività “generativa” di Lombardini22: l’iniziativa Mesopotamia Milanese, avviata sull’esempio di analoghe esperienze estere, ha messo in dialogo gli attori presenti nella “terra fertile” tra i due navigli di Milano e risposto a un’idea di generatività misurabile in termini di prossimità fisica. Nascono progetti e riflessioni sulla ricucitura dei margini, sulle barriere infrastrutturali urbane, sui muri ferroviari, sui ponti: e Lombardini22 ne realizza due sul Naviglio Grande. Legarsi al territorio è un fattore di posizionamento da parte di un’impresa che dà e ottiene, generando anche nuove appartenenze simboliche.

“Il progetto Mesopotamia, rispetto ai temi della generatività, è stato un modello metodologico”, ricorda Gabriele Rabaiotti, Assessore alle politiche sociali e abitative di Milano e allora presidente del Consiglio di Zona (oggi Municipio 6), “un processo che ha parlato con soggetti molto eterogenei, studenti, amministratori, sistema delle imprese, abitanti, e ha costruito un’identità, forse anche una community intorno ad essa, i cui esiti non necessariamente diventano mattoni e spazi ma idee, contatti, relazioni: e il capitale è fatto anche di queste cose, non solo di oggetti ma anche di soggetti che entrano in contatto tra loro”.

Layers e Real Estate

Un sistema stratificato di interlocutori, dunque, che va dal livello istituzionale fino al tessuto a grana fine degli user e dei residenti stessi. Questa eterogeneità di “parlanti”, e quindi di linguaggi, in qualche modo si generalizza come metodo di lavoro e si riversa nel mondo del Real Estate, core business della società. Lombardini22 non si propone al mercato come firma riconducibile a un unico nome creativo, come può essere il microcosmo delle cosiddette “archistar”, ma come soggetto multi-autoriale che riconosce nei clienti, nei developer, negli utenti finali e in tutti gli attori coinvolti il ruolo di partner, di co-autori responsabili di un processo reticolare e complesso.

A questo mondo offre poi occasioni di stimolo e intrattenimento culturale, con incontri, conversazioni, talk non necessariamente di settore, che sono opportunità di contatto con persone diverse, di arricchimento reciproco e di spostamento dei punti di vista. Stratificazioni multiple che, secondo Lombardini22, sono il metodo più efficace per arricchire il Real Estate e farne un catalizzatore di processi fertili, non chiusi nella propria logica interna ma generatori di spazi altri e per gli altri: un Real Estate generativo.

April 15, 2020
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