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Crescere insieme al progetto

LEED Platinum per la nuova sede di Angelini a Roma
13/10/2021
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Il complesso della nuova sede del gruppo Angelini, multinazionale italiana fondata nel 1919, presente in 26 Paesi con 5.700 dipendenti e ricavi per 1,7miliardi di euro, è l’esito di un concorso internazionale sostenuto da Comune di Roma, che ha visto vincitore Studio Transit. Nel quartiere Appio Tuscolano, il progetto ha previsto l’adeguamento e il rinnovamento della sede originaria del gruppo tramite un importante intervento di ristrutturazione edilizia in demolizione e ricostruzione che ha portato alla realizzazione del complesso dei nuovi uffici. Nel vasto intervento sono compresi uffici e servizi come un asilo, un auditorium,un parcheggio interrato: funzioni collegate tra loro attraverso un'attenta e calibrata articolazione degli spazi interni e dei giardini.

L22 Engineering & Sustainability ha curato la progettazione degli impianti elettrici e meccanici e la certificazione LEED, sia per la progettazione sia per la costruzione. Ce lo raccontano i responsabili del progetto: Marco Monaco per il LEED, Cristiano De Vecchi per il progetto elettrico e Alessandra Parsani per il progetto meccanico.

Marco, iniziamo dalle basi: cos’è il LEED?

LEED (ovvero Leadership in Energy and Environmental Design) è il protocollo di certificazione americano riconosciuto in tutto il mondo lanciato negli anni Novanta dalla associazione U.S. Green Building Council che si è diffuso in brevissimo tempo: affronta tutti i criteri di sostenibilità dai trasporti, all’uso dell’acqua, dal risparmio energetico alla scelta dei materiali fino al benessere all’interno degli spazi.

La certificazione è finalizzata alla promozione e allo sviluppo di un approccio globale al tema della sostenibilità attraverso l’attribuzione di un riconoscimento che viene assegnato alla progettazione e alla realizzazione virtuosa in ambiti chiave per la salute e per la salvaguardia dell’ambiente, per definire linee guida per costruire edifici a misura d’uomo e sostenibili. La certificazione LEED è quindi la ‘pagella di sostenibilità dell’immobile’ declinata sia per la parte di progettazione sia per la costruzione.
Per la sede di Angelini a Roma ho seguito il processo di certificazione LEED v2009 ottenendo il livello Platinum, il più alto livello di certificazione. Nella città di Roma si contano solo 10 edifici che hanno perseguito lo stesso livello di certificazione, Platinum, seguendo il medesimo protocollo.

Una grande soddisfazione per te, quindi.

Sì! Io e il mio team siamo riusciti a innalzare il livello a LEED Platinum perché durante la prima fase di progetto non erano stati perseguiti alcuni crediti. Abbiamo quindi compiuto un lavoro certosino di recap di tutta la documentazione e abbiamo trovato cosa poteva essere vantaggioso per aumentare il rating del progetto.
Quando ho telefonato a Robi [Roberto Cereda, partner di Lombardini22 e responsabile di L22 Civil Engineering] per comunicare la notizia della certificazione lui mi ha risposto incredulo: “Tu sei pazzo!”. Lo reputo un complimento.

E quindi? Come è stata ottenuta la certificazione LEED Platinum?

Attraverso diversi accorgimenti: l’ottimizzazione della luce naturale, l’illuminazione artificiale con sensori di presenza e di luce, dimmer, timing accensione spegnimento, il comfort termico, la climatizzazione intelligente e l’attenzione al consumo di acqua potabile, con la scelta di piante a ridotto fabbisogno idrico, rubinetterie a flusso ridotto, cassette a doppio flusso. Il tutto all’interno di volumi con una forte presenza di materiali dal ridotto impatto ambientale.
La certificazione assegnata a Casa Angelini conferma una riduzione del 35% sui consumi energetici e del 69,8% su quelli idrici. Ciò, a fronte del ricorso a un quantitativo di materiali riciclati pari al 20% del totale di quelli utilizzati per la costruzione e realizzazione. Sono stati inoltre piantumati 12.000 alberi per contrastare le emissioni di CO2.

Cosa significa per te, a livello umano, il lavoro svolto per e con Angelini?

Iniziato nel 2012, Angelini rappresenta il mio primo progetto in Lombardini22: ero entrato in studio da pochi mesi, da neolaureato, come super junior. Poi nel 2019 ho preso la guida della certificazione LEED: il progetto è quindi cresciuto con me. Confesso che all’inizio sentivo una certa ‘tensione del cliente’: lavorare per una grossa società, un nome conosciuto da tutti, accresce ulteriormente la responsabilità. Insomma, loro sono i produttori di Tachipirina e Amuchina!

 


LEED PLATINUM PER CASA ANGELINI:
ENERGIA
: è stato dimostrato un risparmio del 35% che corrisponde a circa 300/400 autovetture ferme durante un intero anno
ACQUA: è stato dimostrato un risparmio di acqua potabile del 69,8% che corrisponde a circa 43.000 docce
RICICLATO: il quantitativo di materia riciclato usato per la costruzione è di almeno il 20% su base costo

 

Cristiano, Casa Angelini è un colosso, come hai gestito il progetto elettrico per un lavoro tanto vasto?

La sede romana della multinazionale occupa una superficie di circa 30 mila mq. Il lavoro è stato quindi compiuto in due fasi principali, con la difficoltà di predisporre interventi ‘spacchettati’ per far continuare a lavorare il personale. Parte del nostro lavoro è stata anche quella di predisporre questa separazione e operare con coerenza.
Nella prima fase si è proceduto alla demolizione di una porzione di un edificio esistente e la costruzione di uno nuovo. In quella prima fase Lombardini22 ha svolto anche la direzione lavori, ma per noi era stato molto estenuante per i continui spostamenti su Roma e per le difficoltà del cantiere. Dico solo che il progetto, già complesso, è diventato travagliato, quando si è dovuto sostituire l’impresa di costruzione. La fase due ha riguardato una ulteriore demolizione e la costruzione di un nuovo edificio. Si è svolta con un altro general contractor con cui abbiamo lavorato bene.

È stato indubbiamente un progetto particolare e complesso, lo confermi?

Sì! Segnalo solo un esempio delle difficoltà che abbiamo dovuto superare: il general contractor attivo durante la prima fase aveva deciso di modificare l’impianto di climatizzazione da noi progettato. Avevamo stabilito di non predisporre impianti a soffitto, ma utilizzare fancoil a pavimento: è una soluzione tipica nel Nord Europa, che permette di avere soffitti sgombri e spazi ampi, ma l’impresa ha optato per un cambio radicale della climatizzazione. Abbiamo quindi dovuto gestire lo stravolgimento del nostro concept

E più in generale cosa ci puoi dire del lavoro per Casa Angelini?

Il tema più impegnativo per noi è stato conciliare l’approccio antisismico alla prevenzione incendi e tutto ciò che ne consegue. In pratica, chi ha dato il là al progetto antisismico ha voluto isolare edificio dal suolo: l’edificio è quindi flottante, costruito su isolatori arrivati dalla Corea. Immaginali come enormi molle che sostengono l’edificio. Si tratta di uno standard del Sudest asiatico usato spesso in Giappone, ma non certo in Europa. Questo approccio ha avuto molte ripercussioni sul lato impiantistico: abbiamo dovuto in particolare gestire la compartimentazione e gli importanti movimenti relativi tra autorimessa e ciò che c’è sopra.

 

Alessandra, anche dal tuo punto di vista si è trattato di un cantiere impegnativo?

Per me Casa Angelini è IL progetto. Un lavoro lungo, che si è evoluto nel tempo sia per le tecnologie utilizzate sia per la volontà del cliente, con tanti aggiornamenti, tante modifiche e frequenti visite in cantiere (anche una volta a settimana). Nel tempo, dal 2009 al 2020, sono cambiati strutturista, impresa, progetto, esigenze, idee di cliente, normative... Pe forza di cose la lunghezza dei lavori li ha resi più complicati e stimolanti.

 

In architettura, di solito l’estetica assume più valore della parte impiantistica. È stato così anche per questo progetto?

Indubbiamente le forme complesse dell’architettura hanno vincolato gli spazi tecnici, che abbiamo dovuto organizzare e gestire come un tetris. Tanto più che gli impianti dovevano essere mascherati: quindi disposti negli spazi tecnici al -1 e in copertura, ma mascherati. Dal punto di vista strutturale la sfida maggiore è consistita nell’isolamento, descritto da Cristiano.

 

Come è stato il tuo rapporto con la committenza?

Angelini è sempre stato un cliente collaborativo, presente ed esigente, ha partecipato a tutte le riunioni di cantiere, e si è dimostrato molto attento a tutti gli aspetti, come si diceva l’estetica del progetto, ma anche la sostenibilità e le certificazioni.

Chiudiamo con un tuo commento personale sul progetto di Roma, non per forza diplomatico...

Ci ho lavorato dal 2013, quindi è un lavoro molto significativo per me. Qualche notte insonne me l’ha fatta passare! Ma devo dire che tante cose ed esperienze vissute lì mi sono state utili dopo, perché quello che non ti uccide ti fortifica!

October 13, 2021
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Crescere insieme al progetto

Il complesso della nuova sede del gruppo Angelini, multinazionale italiana fondata nel 1919, presente in 26 Paesi con 5.700 dipendenti e ricavi per 1,7miliardi di euro, è l’esito di un concorso internazionale sostenuto da Comune di Roma, che ha visto vincitore Studio Transit. Nel quartiere Appio Tuscolano, il progetto ha previsto l’adeguamento e il rinnovamento della sede originaria del gruppo tramite un importante intervento di ristrutturazione edilizia in demolizione e ricostruzione che ha portato alla realizzazione del complesso dei nuovi uffici. Nel vasto intervento sono compresi uffici e servizi come un asilo, un auditorium,un parcheggio interrato: funzioni collegate tra loro attraverso un'attenta e calibrata articolazione degli spazi interni e dei giardini.

L22 Engineering & Sustainability ha curato la progettazione degli impianti elettrici e meccanici e la certificazione LEED, sia per la progettazione sia per la costruzione. Ce lo raccontano i responsabili del progetto: Marco Monaco per il LEED, Cristiano De Vecchi per il progetto elettrico e Alessandra Parsani per il progetto meccanico.

Marco, iniziamo dalle basi: cos’è il LEED?

LEED (ovvero Leadership in Energy and Environmental Design) è il protocollo di certificazione americano riconosciuto in tutto il mondo lanciato negli anni Novanta dalla associazione U.S. Green Building Council che si è diffuso in brevissimo tempo: affronta tutti i criteri di sostenibilità dai trasporti, all’uso dell’acqua, dal risparmio energetico alla scelta dei materiali fino al benessere all’interno degli spazi.

La certificazione è finalizzata alla promozione e allo sviluppo di un approccio globale al tema della sostenibilità attraverso l’attribuzione di un riconoscimento che viene assegnato alla progettazione e alla realizzazione virtuosa in ambiti chiave per la salute e per la salvaguardia dell’ambiente, per definire linee guida per costruire edifici a misura d’uomo e sostenibili. La certificazione LEED è quindi la ‘pagella di sostenibilità dell’immobile’ declinata sia per la parte di progettazione sia per la costruzione.
Per la sede di Angelini a Roma ho seguito il processo di certificazione LEED v2009 ottenendo il livello Platinum, il più alto livello di certificazione. Nella città di Roma si contano solo 10 edifici che hanno perseguito lo stesso livello di certificazione, Platinum, seguendo il medesimo protocollo.

Una grande soddisfazione per te, quindi.

Sì! Io e il mio team siamo riusciti a innalzare il livello a LEED Platinum perché durante la prima fase di progetto non erano stati perseguiti alcuni crediti. Abbiamo quindi compiuto un lavoro certosino di recap di tutta la documentazione e abbiamo trovato cosa poteva essere vantaggioso per aumentare il rating del progetto.
Quando ho telefonato a Robi [Roberto Cereda, partner di Lombardini22 e responsabile di L22 Civil Engineering] per comunicare la notizia della certificazione lui mi ha risposto incredulo: “Tu sei pazzo!”. Lo reputo un complimento.

E quindi? Come è stata ottenuta la certificazione LEED Platinum?

Attraverso diversi accorgimenti: l’ottimizzazione della luce naturale, l’illuminazione artificiale con sensori di presenza e di luce, dimmer, timing accensione spegnimento, il comfort termico, la climatizzazione intelligente e l’attenzione al consumo di acqua potabile, con la scelta di piante a ridotto fabbisogno idrico, rubinetterie a flusso ridotto, cassette a doppio flusso. Il tutto all’interno di volumi con una forte presenza di materiali dal ridotto impatto ambientale.
La certificazione assegnata a Casa Angelini conferma una riduzione del 35% sui consumi energetici e del 69,8% su quelli idrici. Ciò, a fronte del ricorso a un quantitativo di materiali riciclati pari al 20% del totale di quelli utilizzati per la costruzione e realizzazione. Sono stati inoltre piantumati 12.000 alberi per contrastare le emissioni di CO2.

Cosa significa per te, a livello umano, il lavoro svolto per e con Angelini?

Iniziato nel 2012, Angelini rappresenta il mio primo progetto in Lombardini22: ero entrato in studio da pochi mesi, da neolaureato, come super junior. Poi nel 2019 ho preso la guida della certificazione LEED: il progetto è quindi cresciuto con me. Confesso che all’inizio sentivo una certa ‘tensione del cliente’: lavorare per una grossa società, un nome conosciuto da tutti, accresce ulteriormente la responsabilità. Insomma, loro sono i produttori di Tachipirina e Amuchina!

 


LEED PLATINUM PER CASA ANGELINI:
ENERGIA
: è stato dimostrato un risparmio del 35% che corrisponde a circa 300/400 autovetture ferme durante un intero anno
ACQUA: è stato dimostrato un risparmio di acqua potabile del 69,8% che corrisponde a circa 43.000 docce
RICICLATO: il quantitativo di materia riciclato usato per la costruzione è di almeno il 20% su base costo

 

Cristiano, Casa Angelini è un colosso, come hai gestito il progetto elettrico per un lavoro tanto vasto?

La sede romana della multinazionale occupa una superficie di circa 30 mila mq. Il lavoro è stato quindi compiuto in due fasi principali, con la difficoltà di predisporre interventi ‘spacchettati’ per far continuare a lavorare il personale. Parte del nostro lavoro è stata anche quella di predisporre questa separazione e operare con coerenza.
Nella prima fase si è proceduto alla demolizione di una porzione di un edificio esistente e la costruzione di uno nuovo. In quella prima fase Lombardini22 ha svolto anche la direzione lavori, ma per noi era stato molto estenuante per i continui spostamenti su Roma e per le difficoltà del cantiere. Dico solo che il progetto, già complesso, è diventato travagliato, quando si è dovuto sostituire l’impresa di costruzione. La fase due ha riguardato una ulteriore demolizione e la costruzione di un nuovo edificio. Si è svolta con un altro general contractor con cui abbiamo lavorato bene.

È stato indubbiamente un progetto particolare e complesso, lo confermi?

Sì! Segnalo solo un esempio delle difficoltà che abbiamo dovuto superare: il general contractor attivo durante la prima fase aveva deciso di modificare l’impianto di climatizzazione da noi progettato. Avevamo stabilito di non predisporre impianti a soffitto, ma utilizzare fancoil a pavimento: è una soluzione tipica nel Nord Europa, che permette di avere soffitti sgombri e spazi ampi, ma l’impresa ha optato per un cambio radicale della climatizzazione. Abbiamo quindi dovuto gestire lo stravolgimento del nostro concept

E più in generale cosa ci puoi dire del lavoro per Casa Angelini?

Il tema più impegnativo per noi è stato conciliare l’approccio antisismico alla prevenzione incendi e tutto ciò che ne consegue. In pratica, chi ha dato il là al progetto antisismico ha voluto isolare edificio dal suolo: l’edificio è quindi flottante, costruito su isolatori arrivati dalla Corea. Immaginali come enormi molle che sostengono l’edificio. Si tratta di uno standard del Sudest asiatico usato spesso in Giappone, ma non certo in Europa. Questo approccio ha avuto molte ripercussioni sul lato impiantistico: abbiamo dovuto in particolare gestire la compartimentazione e gli importanti movimenti relativi tra autorimessa e ciò che c’è sopra.

 

Alessandra, anche dal tuo punto di vista si è trattato di un cantiere impegnativo?

Per me Casa Angelini è IL progetto. Un lavoro lungo, che si è evoluto nel tempo sia per le tecnologie utilizzate sia per la volontà del cliente, con tanti aggiornamenti, tante modifiche e frequenti visite in cantiere (anche una volta a settimana). Nel tempo, dal 2009 al 2020, sono cambiati strutturista, impresa, progetto, esigenze, idee di cliente, normative... Pe forza di cose la lunghezza dei lavori li ha resi più complicati e stimolanti.

 

In architettura, di solito l’estetica assume più valore della parte impiantistica. È stato così anche per questo progetto?

Indubbiamente le forme complesse dell’architettura hanno vincolato gli spazi tecnici, che abbiamo dovuto organizzare e gestire come un tetris. Tanto più che gli impianti dovevano essere mascherati: quindi disposti negli spazi tecnici al -1 e in copertura, ma mascherati. Dal punto di vista strutturale la sfida maggiore è consistita nell’isolamento, descritto da Cristiano.

 

Come è stato il tuo rapporto con la committenza?

Angelini è sempre stato un cliente collaborativo, presente ed esigente, ha partecipato a tutte le riunioni di cantiere, e si è dimostrato molto attento a tutti gli aspetti, come si diceva l’estetica del progetto, ma anche la sostenibilità e le certificazioni.

Chiudiamo con un tuo commento personale sul progetto di Roma, non per forza diplomatico...

Ci ho lavorato dal 2013, quindi è un lavoro molto significativo per me. Qualche notte insonne me l’ha fatta passare! Ma devo dire che tante cose ed esperienze vissute lì mi sono state utili dopo, perché quello che non ti uccide ti fortifica!

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October 13, 2021
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Privati o condivisi, gli spazi esterni assumono primaria importanza, diventando a tutti gli effetti luoghi del progetto.