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Un salto di qualità nell’edilizia scolastica

L’alleanza tra neuroscienze e architettura
5/3/2018
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La costruzione di un complesso architettonico inaugura un’esperienza, il cui carattere, consistenza e qualità dipende dall’intreccio di tutti gli elementi in gioco. Nel caso di una Scuola Media questo carattere dell’esperienza, inaugurato con il progetto architettonico, incide particolarmente nell’attività di apprendimento e di socializzazione degli adolescenti.

Il progetto

A Negrar due anni fa è stato elaborato il primo progetto sviluppato utilizzando TUNED, il Brief di indirizzo progettuale, basato sulle acquisizioni delle neuroscienze applicate all’architettura. In quel caso, l’obiettivo è stato proprio quello di creare in un’area del complesso un intreccio di relazioni (tra relazioni topologiche, geometrie, materiali, colori, luci, ritmo e textures) in grado di far emergere un determinato carattere atmosferico, un sentimento di fondo utile a ridare consistenza all’esperienza dell’apprendimento. In che modo questo si realizza?

I dati di partenza sono protetti all’interno dell’organismo e al sistema cerebrale di ogni persona. Ogni singolo individuo è il prodotto dell’evoluzione biologica e grazie al graduale perfezionamento di questa, quando avviamo un’attività, come andare a scuola, si attiva una ricerca e si crea un’attesa. L’architettura della scuola, come per tutte le altre esperienze umane, deve creare una relazione con questa attesa.

Un esperimento di progettazione partecipata 

Nel caso specifico di Negrar per definire con più precisione l’attesa vissuta nel quotidiano — attesa pre-cognitiva in quanto non rilevata a livello di coscienza — è stato elaborato un breve test che ha coinvolto 26 giovani studenti, nel corso di un esperimento di progettazione partecipata. L’ipotesi di partenza è che il sentimento atteso dall’esperienza fosse quello di crescere. Il passaggio successivo era quello di capire quale sistema posturale, quale movimento e gesto del corpo nello spazio custodiva quel sentimento particolare.

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Pianta Piano 1

Perché questo? Le emozioni sono collegate strettamente ai gesti e ai movimenti del nostro corpo nello spazio e nell’ambiente: le espressioni metaforiche che usiamo per descrivere ricordi e desideri sono colme di rimandi, non casuali, di questo tipo. ‘Tuffiamoci in questa nuova avventura’, perché viene evocata la figura del tuffo?

Abbiamo distribuito 26 foglietti di carta bianca con il termine crescere al centro, e cinque immagini di gesti del corpo tutte intorno: un salto, un tuffo, sdraiarsi a terra, risvegliarsi, scattare. Il foglio era girato muto sul tavolo, al via hanno girato il foglio e in un secondo tracciato una linea per associare crescere ad un gesto. E’ stato un esperimento molto semplice, però ha prodotto un’indicazione interessante. Crescere è stto associato al 60% con il salto e al 20% con il tuffo. A quel punto la nostra ipotesi iniziale che il salto incorporasse il sentimento di crescere, era più solida e poteva a quel punto guidare il progetto dell’intreccio architettonico in grado di far ‘galleggiare’ nell’aria l’atmosfera e il carattere adatto per l’area dell’ingresso alla scuola, come si era ipotizzato.

Come trasformare il progetto dell’area d’ingresso in modo da far percepire questo sentimento, in modo da anticipare nel vissuto reale dello spazio l’attesa della stessa esperienza?

In questo passaggio, arrivano in aiuto le neuroscienze, che aiutano a capire come viene assorbito all’interno dell’organismo l’intreccio di messaggi dallo spazio architettonico (relazioni topologiche tra unità ambientali, geometria, ritmo, luce, colore, materiali, prossemica, textures, suoni) e come viene proiettato sullo spazio architettonico il passato ancestrale — ed anche biografico — di ogni soggetto. Ogni gesto, come il salto nel caso di Negrar, è un insieme di piccole azioni, di metafore primarie che insieme producono una metafora complessa. Ognuna di queste piccole ‘azioni’ ha una propria cifra, costituita da una particolare combinazione di tutto il sistema sensoriale: sistema vestibolare, propriocettivo, esterocettivo ed interocettivo. Ognuna di questi pezzi di azione, ingaggiano in modo diverso lo spazio architettonico, il contesto.

Ingresso, Render

L’ingresso della scuola di Negrar è stato quindi disegnato per sviluppare, nel suo dispiegarsi dall’esterno allo sbarco al piano primo delle aule, l’assorbimento dei segnali di tre pezzi di salto trasferiti in tre diversi intrecci di segnali architettonici.

Com’è che l’assorbimento di questi tre intrecci nel processo di attraversamento dello spazio recupera il sentimento del salto? Nella corteccia, ma non solo, sono mappate le disposizioni motorie del salto e l’emozione collegata. Il sistema della ricerca attiva il processo di associazione tra bisogno e strumenti offerti dall’ambiente, l’ingresso della scuola nel nostro caso. La ricerca del sentimento di crescere funziona come setaccio, che sostenuta dalla coerenza dei segnali in arrivo dal sistema vestibolare e propriocettivo, nel repertorio disponibile nel cervello individua la traccia neurale più vicina a produce l’accoppiamento, il coupling, tra esperienza dello spazio e ricordo implicito del salto.

Spazio comune, Render

Nel caso degli adolescenti è noto il tema dell’attenzione. L’anticipazione nel quotidiano del sentimento atteso, riordina il flusso di eventi ed emozioni che attraversano la coscienza nucleare, focalizzando attenzione ed intensificando il qui ed ora e l’esperienza in corso. La scuola dovrebbe dotarsi di dispositivi architettonici che aiutino a custodire l’atmosfera per la quale è nata l’Istituzione della Scuola, intesa però come la concepiva Louis Kahn.

March 5, 2018
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Dobbiamo progettare in modo innovativo, per poterci voltare e vedere scenari futuri.