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Milano and Lombardy

Connected Future
25/1/2019
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Milano è nelle condizioni storiche adatte per sviluppare un brand strategico in grado di rappresentare un’interfaccia forte e seducente per i cittadini, i turisti, gli investitori internazionali.

In questi anni Milano ha incrementato sensibilmente la sua reputation nei diversi ranking internazionali (per citarne uno – lo IESE Cities In Motion Index (CIMI) 2018 – ha fatto un balzo in avanti di 13 posizioni dal 2015 al 2017, passando dalla 58° alla 45°), è stabilmente piazzata tra le cosiddette “Alpha City” (Peter Taylor) e, secondo McKinsey, nel 2025 sarà ancora “tra le maggiori 75 città al mondo per ricchezza e potere economico insieme a Parigi, Londra, Madrid e Berlino, tra le poche europee che non verranno scalzate dalle emergenti asiatiche e africane” (da Domus ottobre 2018).

Tutto ciò perché Milano ha dimostrato di saper creare sinergie efficaci tra i suoi operatori, pubblici e privati, eccellenti e trasversali, che insieme hanno portato risultati e fatto crescere il territorio: si è regalata un nuovo skyline, nuovi spazi di aggregazione, nuove aree pedonali, nuovi percorsi, nuovi servizi, trasformandosi nei luoghi storici consolidati,
negli spazi emergenti e nelle “ricuciture” urbane con funzioni di altissimo profilo culturale, economico e finanziario.

Milano si è rinnovata nell’“hardware”: con grandi progetti di riqualificazione che, grazie a un efficiente network immobiliare pubblicoprivato, le hanno già permesso di raggiungere qualche vetta (“Best Urban Regeneration Project” con Porta Nuova, “Best Office & Business development” con Feltrinelli Porta Volta al Mipim 2018).
Il “software” non è da meno: a partire dal Salone del Mobile, modello con cui si è storicamente guadagnata un ruolo guida e che sta generando una ricca serie di spin off tematiche durante tutto l’anno. L’“orgware” è forse l’elemento da implementare con più energia, rafforzando la volontà e necessità di fare sistema in modo più strutturato. Oggi Milano è il laboratorio urbano più effervescente d’Europa, ed è destinata ad esserlo anche nei prossimi anni.

Milano è quindi in una fase ideale per determinare strategicamente il proprio futuro: anche sviluppando un processo di Place Branding organico che metta a sistema i suoi attori e declini una città multi-layer da pilotare con coerenza su canali diversi (fisici e virtuali), con regia pubblica e coinvolgimento pubblico-privato, per costruire un’identità in cui tutti si riconoscano. Ma quale futuro immaginiamo?

Ma cos’è Milano?

“ A me viene in mente qualcosa che ha a che fare con le tre dimensioni di una forma solida ”

L’altezza, cioè lo slancio verso traguardi superiori; l’ampiezza, cioè il coinvolgimento di tutti, la diffusione, la partecipazione; e infine la profondità, cioè la propensione intima a superare il piano del già visto, a squarciare la superficie delle consuetudini” (Giuseppe Sala, da Domus ottobre 2018).

Milano è quindi un volume solido: compatto, denso e semplice nelle sue relazioni, anche grazie alla sua struttura fisica, storicamente cresciuta su chiari assi radiali e cerchi concentrici.

Milano è un cristallo!

(avrebbe detto Gio Ponti). Ma oggi Milano è anche altro: la sua struttura ha subito delle “discontinuità” con salti di scala metropolitana e regionale.

Milano è “città nucleo” e “città arcipelago” insieme.

Sempre meno catturabile entro i suoi consolidati confini amministrativi, Milano è una metropoli che connette reti globali, in stretta relazione con altri contesti territoriali.

Milano è una città di nodi, densa se accessibile.

Accessibile – proprio nel PGT – è una parola chiave: perché la Milano discontinua, metropolitana e regionale vuole riconoscere le centralità esterne e avvicinare le periferie al centro, a partire da selezionati nodi urbani (lungo il suo anello filoviario che diventerà “Circle Line”), ma anche necessariamente lungo gli assi territoriali e i settori delle grandi trasformazioni che la portano oltre il suo perimetro. È una rete di riconnessione civica, economica, sociale: un’osmosi centro/periferia.

Milano porosa, osmotica.

È inoltre una rete “multicolore” che cerca nuovi equilibri natura/artificio: con l’infrastruttura verde del Parco Metropolitano, della rete ecologica e del progetto di riforestazione urbana; con l’infrastruttura blu lungo i parchi del Lambro e della Martesana e la riapertura dei Navigli (come legame storico tra Milano e l’acqua).

Milano verde e blu.

Milano quindi si rigenera: nel riuso, riciclo e rinnovamento del proprio tessuto in forma selettiva…

Milano è in movimento.

Milano multy-layer

Su questo layer fisico-territoriale – un layer esteso, sovraregionale e anche sovranazionale (ingloba anche pezzi di Svizzera, come rileva Carlo Ratti in Osservatorio Milano dall’analisi dei dati) – si esprimono e interagiscono gli altri molteplici layer di Milano, consolidati e “vocazionali”:

ECONOMICO-PRODUTTIVO FINANZIARIO

È la 12° città globale per reputazione economica internazionale. Il manifatturiero è ancora il cuore identitario di Milano (come Chicago, Barcellona, Monaco), in grado di creare valore ed esportare in una logica di sostenibilità sociale e ambientale. Su questo si innesta la Manifattura 4.0: ancora debole rispetto ai benchmark europei, eccelle in Startup innovative (che però durano meno della media) e cresce in ricerca e brevetti (da rafforzare in termini di trasferimento tecnologico). Come piazza finanziaria, è stabile con una tendenza verso una direzione di maggior ruolo.

SCIENZE DELLA VITA

in crescita con elevate prospettive e potenzialità, sul quale si innestano i progetti MIND (Rho-Pero) e Città della Salute (Sesto S. Giovanni), grandi motori di sviluppo dell’estensione metropolitana di Milano (e quindi dell’urgenza di definire proporzionalmente la sua identità operativa).

ARTE, CULTURA E DESIGN

Per offerta e attrattività è una delle maggiori città europee, anche in relazione alle sue dimensioni. Eccellenza assoluta per quanto riguarda moda e design, consolida il suo
ruolo nell’arte contemporanea (con il completamento della Fondazione Prada, fulcro di una nuova centralità urbana, con la fiera Miart, che contende il primato ad Artissima di Torino, con le decine di gallerie che qui aprono i propri spazi).

AGROALIMENTARE

Trainata dal Food e dalle esportazioni globali. La sua dimensione è la scala regionale. E vi si innestano gli obiettivi e le strategie che – nel rapporto dell’Osservatorio Milano 2018 e nel Documento di Piano del PGT – confrontati tra loro si incontrano e si sovrappongono:
lo sviluppo urbano e green (con l’occasione dei vuoti urbani, i progetti per il suolo e le acque, gli standard di sostenibilità); la Città smart (con focus sull’innovazione e le startup); il capitale umano qualificato (con l’emancipazione attraverso il lavoro); il rapporto PA e cittadini (con servizi vicini a tutti e semplificazione delle regole); le dinamiche sociali e l’equità. E questo è un punto cruciale: poichè per essere realmente attrattiva, Milano dev’essere inclusiva e sostenibile: per le classi agiate, per i nuovi ceti fluenti, per i segmenti economicamente svantaggiati… Mixitè.

Connecting...

È questa molteplicità, questo futuro in parte già presente, che Milano si sforza di prefigurare creando le condizioni affinché si avveri nel modo più desiderato: ovvero, nel modo più connesso e comunicante possibile.

CONNECTED FUTURE

Una tessitura elastica, una matrice in cui il Real Estate ha un ruolo fondamentale, dove il “Cristallo Milano” potrebbe dispiegare le sue diverse sfaccettature attraverso una grande metafora di futuro connesso, dove ogni operatore fa la propria parte, ma dove tutti gli attori partecipano organicamente al disegno complessivo di un tessuto comune.

1/ Un disegno che connette spazi: quartieri, città, territori, centralità e
margini.
2/ Un disegno che connette natura e artificio, pieni e vuoti, densità diverse.
3/ Un disegno che connette opportunità, scalabili e differenziate.
4/ Un disegno, soprattutto, che connette persone: cittadini, istituzioni, operatori pubblici e privati in modo tra loro “osmotico”.
5/ Un disegno, infine, che si rigenera in continuazione: flessibile e reattivo al cambiamento.

Per Mipim 2019, questa potrebbe essere la cornice su cui sviluppare una comunicazione organica e unitaria con una forte immagine di sintesi.

Scarica qui l'intero Position Paper in formato PDF.






















January 25, 2019
Cultura
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