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A New York con Intertwining

Il secondo numero della rivista promossa da Lombardini22 e TUNED
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All’evento, ospitato dall’Istituto Italiano di Cultura a Park Avenue, con il contributo di importanti personalità del mondo dell’architettura e della ricerca scientifica, sarà presentato il tema cardine della rivista: Baukultur*.

La qualità dell’ambiente è oggi al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica per gli effetti sulla condizione psico-fisica degli abitanti delle città. Attraverso alcuni commenti e sintetici talk, alcuni tra gli autori della rivista Intertwining costruiranno la cornice per comprendere la portata di questa sfida.

Baukultur

Cultura e costruire / la cultura del costruire: intorno a questa duplice lettura del termine ‘Baukultur’ si è sviluppato il secondo numero della rivista Intertwining, che sarà presentato a New York il 29 ottobre, presso l’Istituto italiano di cultura.

Intertwining è una rivista internazionale e interdisciplinare il cui centro d’interessi è l’intreccio tra scienze umane e processi di progettazione e produzione architettonica. Rivolta a comprendere l’esperienza dello spazio e della costruzione dell’architettura da un punto di vista corporeo oltre che cognitivo, la rivista dà voce alle scienze e alle arti – con una particolare attenzione ai contributi offerti dalle neuroscienze – entrambe indagate come forme di conoscenza fondamentali per abbracciare la natura complessa e multidimensionale di questo tema. La rivista coinvolge una pluralità di voci che comprendono diverse discipline: scienziati, filosofi, storici dell’arte, psicologi, antropologi, artisti e architetti.

Per Davide Ruzzon, direttore della rivista insieme ad Alessandro Gattara e Sarah Robinson, il tema chiave di Intertwining – l’esperienza dello spazio e la capacità di indagarne la percezione – è cruciale perché arricchisce il ruolo e il mestiere dell’architetto, dandogli una responsabilità non irrilevante nel gestire queste ricerche: le quali non hanno l’ambizione di produrre delle ricette, perché in un progetto le variabili sono infinite e la loro sintesi non può essere demandata a un algoritmo, ma risiede sempre nell’intuizione artistica. Tuttavia quelle variabili devono essere conosciute in tutta la loro complessità interdisciplinare: Intertwining è la piattaforma editoriale che si propone di raccontarle.

Grazie all’intreccio di saperi disciplinari molto diversi, come le neuroscienze, la filosofia e l’architettura, le arti visive e l’archeologia, i direttori Sarah Robinson, Alessandro Gattara e Davide Ruzzon, attraverso i contributi originali di molti architetti e studiosi, hanno sviluppato un’ampia riflessione.

L’assist al secondo numero di Intertwining nasce a Davos 2018, dal manifesto ‘Towards a high-quality Baukultur for Europe’ sottoscritto dai più alti rappresentanti delle istituzioni culturali dei paesi dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite. I contenuti e gli obiettivi condivisi in quel contesto, normalmente concentrato sulla dimensione economico-sociale, hanno innescato una serie di interrogativi sull’urgenza di risvegliare le coscienze dei decisori politici ed economici intorno al bisogno di dare qualità allo sviluppo delle città e dell’architettura. Questa sensibilità vede nel documento un accento posto sul ruolo della cultura. L’obiettivo diviene, quindi, richiamare in modo forte il contributo del pensiero e delle culture scientifiche nell’atto di definire la forma che lo spazio costruito assume.

Il percorso del secondo numero della rivista, sviluppato seguendo la metafora del convoglio ferroviario Baukultur, aperto da Douglas MacLeod, attraversa lo sviluppo del genere umano, partendo dalla prima architettura rituale costruita dall’uomo, nel sud della Turchia, più di dodicimila anni fa, passando per la Grecia descritta da Alberto Pérez-Gómez, fino al Sud America di Rogelio Salmonsa, la Corea incisa da Steven Holl, l’India di Rahul Mehrotra, la Germania di Gotfried Semper e di Rudolph Schwarz. Su questo percorso insiste il pensiero di Kenneth Frampton, in un dialogo con Davide Ruzzon.

Tra i vagoni che si snodano sul tracciato, quelli occupati da studiosi come Harry Mallgrave, qui raccontato da Bob Condia, da Michael A. Arbib e da Tim Ingold, nel dipinto di Natalia Olszewska sono luoghi cruciali per rileggere la trasformazione dello spazio costruito grazie a lenti che ci consentono di capire come l’uomo d’oggi sia divenuto tale.

Decidere e costruire per il bene delle generazioni future: questo il richiamo lanciato a Davos, questa la ragione di un recupero del ruolo della cultura nell’arte di costruire l’architettura e la città.

QUANDO E DOVE

29 ottobre 2019

ore 18-20

Istituto italiano di cultura

686 Park Avenue, New York

CON LA PARTECIPAZIONE DI

Kenneth Frampton · Ware Professor of Architecture at Columbia GSAPP

Steven Holl · Professor of Architecture at Columbia GSAPP

Susan Magsamen · Director, Arts+Mind Lab - John Hopkins University

Sarah Williams Goldhagen · Architecture Critic, Journalist, and Scholar

Douglas MacLeod · RAIC Athabasca University CA

Suchi Reddy · Principal, Reddymade Architecture

Adolfo Suarez · Partner Lombardini22

INTERTWINING EDITORS

Sarah Robinson · SRArchitects

Alessandro Gattara · AAA Office

Davide Ruzzon · Director of TUNED Lombardini22 and NAAD Master Iuav

*Con il termine Baukultur si intende ogni attività umana tesa a trasformare l’ambiente costruito, includendo anche elementi progettati ed edificati all’interno dell’ambiente naturale. La Baukultur vede le costruzioni e le infrastrutture esistenti, le creazioni architettoniche contemporanee e i monumenti del patrimonio culturale, gli spazi pubblici e i paesaggi come un’unica entità, e si riferisce tanto a specifici metodi costruttivi che a sviluppi urbani di ampia scala, tanto ai mestieri tradizionali e alle competenze locali che alle tecniche innovative.

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