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Hospitality dal macro al micro

Progettare il primo W Hotels in Italia
23/2/2021
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Il marchio W Hotels, di Marriott International, debutta in Italia, nel cuore di Roma. Un progetto che va ben oltre gli standard e tiene conto di moltissime variabili con cui i progettisti devono fare i conti.

Abbiamo chiesto al team di Eclettico Design, nello specifico ad Alessandra Magri, Senior Architect e Coordinatrice dell’intero progetto, e a Valentina Corradini, Senior Architect e Responsabile della ristrutturazione del building, di raccontarci il loro punto di vista, le competenze e la dedizione del team di Eclettico, per addentrarci nei più piccoli dettagli che si celano dietro alla progettazione di un hotel di questo calibro.

Eclettico Design ha avuto l’incarico di progettare il primo W Hotels in Italia, un’iniziativa che vede coinvolte tante teste, esigenze e obiettivi. Come nasce un concept in un contesto così complesso?

Valentina Corradini
V.C - Per questo tipo di edifici, il concept operational è un processo strettamente connesso alla fattibilità e ha l’obiettivo di configurare un building che accoglie le richieste del gestore e del suo business plan. È una fase che può durare molti mesi, considerando che vanno soddisfatti diversi soggetti coinvolti.

È uno studio così lungo e dettagliato che diventa a sua volta una sorta di preliminare, dove non viene ancora coinvolto l’aspetto estetico.

A.M - È come un’equazione matematica, dove il risultato deve essere positivo in termini di fattibilità progettuale. Bisogna incastrare perfettamente alcuni parametri tecnici come per esempio il numero di camere (Bed Mix), gli spazi dedicati alle aree pubbliche (Lounge, Bar, Spa, Ristorante), i criteri di sicurezza e funzionamento come quello antincendio, gli impianti e i vari permessi necessari.
Alessandra Magri

Un concept di un edificio di hospitality non può e non deve prescindere dallo studio del funzionamento. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di un edificio di rilevante importanza, è il primo W Hotels in Italia.

È anche importante sapere che per ogni hotel l’approccio è diverso. Si inizia sempre con il budget del cliente, poi si parla con la catena di alberghi che fornisce gli standard progettuali sui quali bisogna allinearsi fin da subito, per far sì che il progetto funzioni a dovere.

Il progetto per il W Rome ha visto la collaborazione con un rinomato studio di design americano. Sul piano pratico, come vi organizzate il lavoro per progetti così tanto rinomati e di alto livello?

V.C - Meyer Davis è il prestigioso studio di design newyorchese che ha curato, insieme al nostro team, il design degli interni del W Rome. Molto spesso i designer sono stranieri e il loro lavoro è sviluppare dei disegni prototipi, dei tipologici: immaginano due o tre camere campione che poi noi sviluppiamo e decliniamo su tutto il progetto. Di solito proponiamo anche una consulenza sui materiali, adattando quello che la mente dei designer concepisce, perché non sempre un materiale che piace, è funzionale nel costruito.

Prima parlavi di equazione matematica, riferendoti alle variabili da considerare. Cambiamo materia, passiamo alla letteratura: che parole usereste per sintetizzare questo progetto?

V.C - La prima che mi viene in mente è sicuramente “Dinamicità”. Il W Rome ha visto un lungo processo progettuale portato a termine da un team internazionale di progettisti caratterizzati da un’inesauribile energia. Un altro aggettivo che userei per descrivere il W Rome è “Complesso”, perché fin dalla prima elaborazione del concept il team ha messo in moto una ‘macchina di hospitality’ in grado di coniugare molteplici aspetti: gli Standard dell’Operatore, le Normative Nazionali, le facilities e il Bed Mix, fino allo studio del funzionamento di un motore che deve combaciare perfettamente sia nel lato back (operational), che in quello front (guest experience).
A.M - E poi “Identitario”. Un progetto che è riuscito a coniugare l’identità di due edifici storici del XIX secolo, a ridosso di Via Veneto, con quella del marchio W Hotels, icona di un lusso contemporaneo, innovativo e decisamente social.

Ogni progetto di Eclettico Design ha qualcosa che lo rende speciale. In che modo il W Rome dimostra la sua unicità?

A.M - I progetti di questo calibro, destinati a occupare un posto nel panorama del cinque stelle lusso, sono unici per natura, e per quanto il processo segua un iter progettuale tipico nell’approccio ai temi dell’hospitality, il risultato finale è fortemente connotato e straordinario.

L’esclusività di questo progetto sta proprio nell’aver messo in campo soluzioni non predefinite, che si sposassero con la storicità del contesto e dell’edificio stesso, e al contempo che mostrassero quella che invece è l’idea della contemporaneità del brand W, espressa dalla scelta di un design internazionale, esplicito e accattivante.

V.C - Le scelte architettoniche hanno sicuramente esaltato l’estrema cura per il dettaglio e la valorizzazione dell’esistente, mantenendo la storicità dell’edificio, ma proiettandolo verso il futuro. Infatti, l’attenzione agli aspetti tecnologici ha permesso di garantire performance di funzionamento adeguate alla più moderna tecnologia, che oggi ci accompagna a tutti gli effetti nella nostra quotidianità.

In conclusione, qual è il rapporto che si crea tra progettista e cliente nel corso della progettazione? Quanto il vostro parere incide sulla scelta dei materiali?

A.M - L’elevata competenza che il nostro team ha acquisito con l’interior design nel settore hospitality, ci permette di affrontare tutti gli stili di interior e consente di immedesimarci nella mente del cliente. Con il nostro lavoro lo rassicuriamo e riusciamo a entrare nel suo mood, attraverso la scelta di materiali e arredi su misura. La nostra forza sta proprio nel costruire basi solide e durature affinché tutti i soggetti coinvolti siano soddisfatti.

Un percorso progettuale che va dal macro al micro quindi, quello che il team di Eclettico Design ha costruito, tassello dopo tassello, per il W Rome.

Una cosa è certa, nel mondo dell’hospitality nulla deve essere lasciato al caso. Anche il minimo dettaglio risolutivo di 5 millimetri concorre a rendere un progetto sempre più vicino al concetto di perfezione. Dove la perfezione, per il team di Eclettico Design, non è altro che la somma di ogni dettaglio, dal più impercettibile, al più maestoso.

February 23, 2021
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