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Generation Based Workplace

Spazi di lavoro a quattro velocità
8/11/2018
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Nei workplace evoluti, la “scrivania” non è più l’unità di misura elementare della postazione di lavoro e il concetto stesso di “postazione assegnata” è ampiamente superato da politiche collaborative e di condivisione. Lo spazio di lavoro è differenziato in base alle attività da svolgere, composto di diverse tipologie. Stiamo parlando di concetti come Activity Based Workplace o Agile Workplace: spazi con tanti work setting diversi definiti su esigenze specifiche o disegnati sul lavoro di team con ambienti che rispondono in modo “agile” a necessità di squadre variabili nel tempo.

Oggi, tuttavia, a questi schemi si possono aggiungere considerazioni che articolano la questione a un ulteriore livello di complessità: quello multigenerazionale.

Per una serie di ragioni – crisi economica, stili e aspettative di vita, vincoli di bilancio statali ecc. – molti lavoratori rimangono ai loro posti di lavoro più a lungo, posticipando il loro ritiro. Entro il 2024 circa il 25% della forza lavoro sarà sopra i 55 anni di età e il workplace sarà un luogo con almeno quattro generazioni che lavorano fianco a fianco: Baby Boomers, Generazione X, Millennials e la Generazione Z che inizia ora ad affacciarsi sul mondo del lavoro.

È una convivenza che implica modi diversi di intendere lo spazio organizzativo, può essere fonte di arricchimenti reciproci ma anche di conflitti. Oggi è necessario interrogarsi su una mixité intergenerazionale che mette alla prova qualsiasi strategia univoca, perché velocità e tempi diversi si mescolano: proiezioni al futuro e simboli apparentemente obsoleti, gerarchie e rapporti orizzontali, strutture formali e spazi collaborativi e trasformativi.

Ogni generazione porta con sé il proprio retaggio culturale e le proprie rappresentazioni,

facendoli coabitare in uno stesso spazio: la Generazione Z e i Millennials preferiscono l’informalità delle conversazioni faccia-a-faccia, che le aziende tendono a promuovere anche con ambienti di lavoro che facilitano le “collisioni” casuali poiché i momenti di conversazione aumentano la performance anche del 20%; i ricercatori Mahdi Roghanizad e Vanessa K. Bohns hanno scoperto che una conversazione faccia-a-faccia è l’equivalente di 34 email, allo stesso tempo i Baby Boomer portano la memoria di strutture gerarchiche e più formalizzate.

Cosa significa, quindi, pianificare e adattare la progettazione a un ambiente di lavoro multigenerazionale?

Da una parte il management ha la necessità di fare leva sui tratti in comune (che ci sono), cercando soluzioni che siano sufficientemente seduttive e interessanti per diverse mentalità a prescindere dall’età anagrafica: una sorta di age-neutral workspace. Ma come conciliare questa necessità con quell’idea di employee experience che ormai si affianca alla classica customer satisfaction come fattore altrettanto importante per il successo diun’azienda? La risposta è forse in una progettazione che fornisca spazi personalizzabili? E qual è il limite?

Poiché “grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”: è il momento di pensare a un Generation Based Workplace.

 

 

 

November 8, 2018
Cultura
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Dobbiamo progettare in modo innovativo, per poterci voltare e vedere scenari futuri.