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Aree comuni: from service to experience

Spazi esperienziali che aggiungono valore a livello strutturale
13/11/2019
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Una rilevante trasformazione sta investendo le aree comuni. In termini strettamente funzionali esse sono il tessuto connettivo a servizio delle attività commerciali e di altre funzioni, e così sono state intese e progettate nel passato.

Tale impostazione ha tradizionalmente guardato all’efficienza del layout commerciale di un Centro come parametro esclusivamente geometrico la cui economia è in funzione dei rapporti dimensionali tra superfici di vendita (negozi) e spazi comuni, privilegiando le prime.

Nel tempo questa impostazione è cambiata, poiché le gallerie caratterizzano la fisionomia percepita del Centro, determinano il respiro dei suoi spazi, e la loro eccedenza diventa una risorsa preziosa: necessaria per animare il mall di eventi o esposizioni temporanee, playground, spettacoli, e anche per importanti presenze vegetali, piantumazioni e landscape generosi; essenziale per creare intervalli nei flussi e ricavare spazi di sospensione, zone relax, salotti accoglienti, aree di pausa con arredi accurati, agevolando così le soste e favorendo gli incontri tra i visitatori; anche utile per spazi dedicati alla cultura o all’arte, non solo in forma temporanea ma come valore aggiunto strutturale, tanto più importante quanto più legato a valori locali per radicare i Centri ai territori in reciproci processi di valorizzazione.

Centro Commerciale Fonti del Corallo - Livorno

Oggi assistiamo a un’evoluzione che arricchisce questo trend di una ancora più raffinata qualità ambientale complessiva.

L’obiettivo principale cui il progetto delle aree comuni è chiamato a impegnarsi è un’idea più ampia di cura, di attenzione per i visitatori e per il loro benessere (che passa anche attraverso la presenza di nuove funzioni: medicali, per l’infanzia, di servizio alla persona ecc.) e ciò si traduce in cura dello spazio: in una progettazione sofisticata dove accoglienza, comfort climatico e acustico, varietà visiva, accuratezza del colore e delle finiture, illuminazione ben calibrata, talvolta permeabilità con l’esterno e integrazione funzionale e percettiva con una paesaggistica avanzata producono una ricchezza semantica davvero qualificata.

In altri termini, non parliamo più di aree “a servizio di”, ma di luoghi esperienziali in se stessi dove la percezione classica del Centro sfuma verso una dimensione eterogenea e porosa, con spazi articolati ed eccellenti proprietà ambientali.

In questo fenomeno, le differenze tra le classiche tipologie commerciali – Outlet, Retail Park, Mall o Shopping district – si riducono condividendo una comune ricerca di qualità, oltre che una maggior generosità degli spazi dedicati in grado di accogliere nuovi format, ma soprattutto di accogliere persone che avranno l’opportunità di percorrere, usare o anche semplicemente passare del tempo piacevole in luoghi piacevoli. E così facendo trasmettere qualità indotta a tutto il sistema.

November 13, 2019
Cultura
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